giovedì 1 settembre 2016

#FERTILITYDAY revolution

Mettiamo subito in chiaro una cosa: non avrei mai voluto scrivere questo post. Mai. Perché in un mondo senza più privacy sono convinta che alcune cose vadano protette, difese e tenute per sé.
Ma non ce la faccio. Non ce la faccio proprio. Da un paio di giorni mi sento così profondamente offesa e insultata, che fatico a trovare le parole giuste. Fatico a raccontare l'enormità della mia indignazione. Fatico a credere ai miei occhi.
...Fertility Day? Davvero? No, davvero???
Non voglio nemmeno iniziare ad elencare quanti e quali motivi rendano stupido l'intero progetto. Molte persone lo stanno già facendo, alcune piuttosto efficacemente. Credo che in qualche modo ciascuna di queste persone stia un po' raccontando la sua storia. Indignandosi, arrabbiandosi, usando il sarcasmo. Sono storie che disegnano le mille e più sfaccettature del genere umano. Tutti abbiamo una storia. Anch'io ho una storia.

C'era una volta una bambina, figlia unica, che cresceva circondata da piccoli cugini. Li adorava tutti quanti. Li ha tenuti tutti in braccio, uno dopo l'altro, coccolati e sbaciucchiati. E fu proprio allora che quella ragazzina, crescendo, sviluppò la sua adorazione per i bambini e decise che da grande ne avrebbe avuti tre. Due femmine e un maschio.
Poi quella ragazzina si dedicò alla scuola, allo studio... e per un po' abbandonò l'idea di avere dei figli. Un bel giorno arrivò un bel principe e con lui tornò anche il desiderio di maternità. Ma il principe disse no. E lei lo rispettò. I figli sono una scelta, non un diritto. Non si può obbligare chi si ama a volerli per forza.
Dopo quel principe arrivarono molti altri rospi e rospetti. Uno in particolare, che adorava i bambini. Ma fu quella ragazza ormai cresciuta a dire no. Dopo averci tanto pensato... perché sarebbe stato facile, ma quello non era un principe. Non era quello giusto.
E così gli anni passarono... ma nessuno di quei tre bambini arrivò... e quella donna ormai adulta cercò faticosamente di farsene una ragione. E ancora non ci è riuscita.
...
Ora, fuori di metafora, io non mi sento un "bene comune" scaduto, né una risorsa mancata per l'umanità. E non ho perduto né la speranza né il desiderio di essere mamma. Ma conosco i miei limiti e so fare di conto, contrariamente a quanto pensa il nostro Governo.
Gli anni saranno 43 tra poco e ho pensato anche a tutte le possibili alternative. Comprese inseminazioni di vario genere e natura. Compresi viaggi all'estero per abbreviare le attese. Ma mi sono fatta pure milioni di domande, scrupoli, questioni... Sarà giusto, non sarà giusto, sarà facile, sarà difficile, sarà corretto, sarà egoistico, sarò capace, sarò all'altezza...
E mi fa una gran rabbia che la mia storia, i miei pensieri, i miei sentimenti siano stati schiaffeggiati dalla foto di una Signorina Nessuno che sventola una clessidra, quasi fosse l'ultimo modello di smartphone. Mi indigna che le mie scelte sofferte vengano ridicolizzate da quattro piedi sbucanti da un lenzuolo e decorati da un emoticon, che equiparano il concepimento a una chat su whatsapp.
Ma la cosa che mi lascia maggiormente perplessa è questa. In tutto il processo creativo (chiamiamolo così) che ha condotto alla campagna del Fertility Day, che immagino sia durato qualche giorno o addirittura qualche settimana... ecco, durante tutto il percorso, nei summit, nelle riunioni operative, a nessuno dei presenti è balenata nella mente l'idea di alzare la manina e dire: Ragazzi, fermiamoci perché stiamo facendo una cazzata mondiale???
A nessuno?! No?!?
E la cosa ancor peggiore è che questa geniale campagna ha avuto il suo avvallo finale da una donna. Che ha detto: Sì, mi piace, facciamolo. Una donna. Che non ha capito. Che non ha pensato. Che ha insultato in un colpo solo milioni di altre donne. Che, invece della solidarietà femminile, ha pensato bene di piantare una gioiosa coltellata nelle ovaie di tutte noi. Fertili e non fertili. Mamme e non mamme.
Grazie ministro. Grazie davvero.

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