domenica 11 settembre 2016

9/11: UOMINI CHE ODIANO IL GENERE UMANO

Ieri sera ho fatto una strana associazione di idee.
In seconda serata davano UOMINI CHE ODIANO LE DONNE, nella versione di David Fincher. Il film è tratto dall'omonimo libro di Stieg Larsson. Un libro crudele e feroce, come solo la letteratura scandinava sa essere. Il titolo è azzeccatissimo, anche se solo alla fine se ne percepisce il senso intimo e la portanza complessiva. Un odio profondo, ancestrale, famigliare, spiazzante.

Sempre ieri sera il telegiornale ricordava l'imminenza del quindicesimo anniversario dell'11 settembre. Di nuovo le immagini delle torri colpite, la polvere, le urla. Di nuovo le persone che in pochi minuti devono decidere come sia meglio morire, se bruciati vivi o spiaccicati a terra dopo un volo dalla finestra. Di nuovo i crolli. I vigili del fuoco. Le bandiere tra le macerie. Ground Zero.
Si dice che ogni americano ricordi perfettamente dove si trovava e cosa faceva quella mattina. Una sorta di memoria collettiva vista e raccontata da milioni di angolazioni.
Ho anche letto un lungo e bellissimo articolo ieri sera. Che consiglio a chi abbia la curiosità di conoscere le memorie degli "uomini e donne del presidente". Ovvero di quella manciata di persone che erano insieme al presidente americano George W. Bush quella mattina, che l'hanno dovuto informare di ciò che accadeva e che sono saliti con lui sull'Air Force One, senza ben sapere quando e dove sarebbero atterrati.

Ma tornando alla mia associazione di idee, se dovessi dare un titolo al triste anniversario odierno, ecco, sarebbe UOMINI CHE ODIANO IL GENERE UMANO. Perché la genesi di certe azioni non attecchisce ovunque, ma solo su una base ben nutrita di odio e disprezzo. E anche l'odio non è un sentimento facile, non è un'erba che cresce spontanea. Va' nutrito e accudito. Alimentato a cattiveria. Mi ricordo un film di tanti anni fa ("Sleepers" di Barry Levinson) dove un saggio diceva: "Dovete coltivarla la cattiveria... e costruirci una vita sopra". Perché è l'unico modo per mantenere vivo l'odio. Perché, se ci pensate, anche la cosa più tremenda che ci hanno fatto nella vita, con il tempo sbiadisce un po', perde di vividezza. La rabbia si stempera. L'odio, se mai c'è stato, si spegne. Ma se invece viene innaffiato e nutrito, se i suoi colori vengono mantenuti vivi e squillanti, allora l'odio cresce rigoglioso. Affonda le sue radici nelle profondità dell'anima ed estirparlo diventa impossibile.

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