Da piccola adoravo le mie Barbie. So che molti le considerano diseducative, perché rappresentano un modello falsato di donna e... bla bla bla... chisseneimporta... io adoravo le mie Barbie.
Incurante di proporzioni errate e modelli sociologici discutibili, fregandomene allegramente di subliminali istigazioni alla superficialità e vuote spinte consumistiche, io adoravo le mie Barbie.
Obbligavo mia madre a creare copie miniaturizzate dei vestiti che faceva per me. Trascorrevo gioiose giornate a fare l'inventario di abiti e accessori, rigorosamente suddivisi per stagione. Le acconciavo e le facevo sfilare.
Le mie Barbie avevano scarpe, stivali, borsette e cappelli. Costumi da bagno e sciarpe di lana. Abiti da sera e grembiuli. Minigonne e jeans.
Io adoravo le mie Barbie.
Immaginatevi dunque con quale stato d'animo sono andata a visitare la mostra "Barbie-The icon" (fino al 13 marzo al MUDEC di Milano): estasi totale. E invidia assoluta verso i fortunati proprietari delle bambole in mostra, provenienti da collezioni private.
L'esposizione si suddivide in cinque sale. La prima dove le Barbie sono esposte in ordine cronologico, dal 1949, anno della nascita dell'icona, fino ai giorni nostri. La seconda sala dove le Barbie sono state vestite dai migliori stilisti in circolazione. Poi la sala dei complementi d'arredo, sia per bimbe innamorate del rosa che a misura di bambola. Segue la sala con le Barbie provenienti da tutto il mondo. E chiude la sala con le Barbie repliche di attrici, cantanti e altri personaggi storici.
Per vostra informazione, ho avuto un attimo di leggero mancamento di fronte alla Barbie vestita con il little black dress di Audrey Hepburn alias Holly Golightly.
E per le più intransigenti, che di sicuro storceranno il naso, sappiate che ora Barbie cambia forme. E ce n'è per tutti i gusti... #TheDollEvolves
Incurante di proporzioni errate e modelli sociologici discutibili, fregandomene allegramente di subliminali istigazioni alla superficialità e vuote spinte consumistiche, io adoravo le mie Barbie.
Obbligavo mia madre a creare copie miniaturizzate dei vestiti che faceva per me. Trascorrevo gioiose giornate a fare l'inventario di abiti e accessori, rigorosamente suddivisi per stagione. Le acconciavo e le facevo sfilare.
Le mie Barbie avevano scarpe, stivali, borsette e cappelli. Costumi da bagno e sciarpe di lana. Abiti da sera e grembiuli. Minigonne e jeans.
Io adoravo le mie Barbie.
Immaginatevi dunque con quale stato d'animo sono andata a visitare la mostra "Barbie-The icon" (fino al 13 marzo al MUDEC di Milano): estasi totale. E invidia assoluta verso i fortunati proprietari delle bambole in mostra, provenienti da collezioni private.
L'esposizione si suddivide in cinque sale. La prima dove le Barbie sono esposte in ordine cronologico, dal 1949, anno della nascita dell'icona, fino ai giorni nostri. La seconda sala dove le Barbie sono state vestite dai migliori stilisti in circolazione. Poi la sala dei complementi d'arredo, sia per bimbe innamorate del rosa che a misura di bambola. Segue la sala con le Barbie provenienti da tutto il mondo. E chiude la sala con le Barbie repliche di attrici, cantanti e altri personaggi storici.
Per vostra informazione, ho avuto un attimo di leggero mancamento di fronte alla Barbie vestita con il little black dress di Audrey Hepburn alias Holly Golightly.
E per le più intransigenti, che di sicuro storceranno il naso, sappiate che ora Barbie cambia forme. E ce n'è per tutti i gusti... #TheDollEvolves





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