martedì 16 febbraio 2016

IL DECENNALE ovvero LO SCHIAFFO

Sono stanca di questa storia. Davvero. Ogni anno mi ritrovo a ricordare a tutti che lei non c'è più. Ma la cosa non mi sta aiutando. Raccontare non mi sta servendo a nulla. E quest'anno è il decennale. Dieci anni senza la mia amica e io sono punto e a capo.
Tutto il mio scrivere non è servito a niente. Da dieci anni non mi sono mossa di un centimetro. Ferma, immobile alla prima fase del lutto: il rifiuto.
Non riesco a crederci. Non voglio crederci. E quindi non ci credo.
E non è tutto. Da dieci anni mi limito a scriverne, perchè non riesco a dire il suo nome. E quando qualcuno la nomina (mia madre, per esempio, che ama ricordarla con gran frequenza), mi si strozza la gola e per una manciata di secondi smetto di respirare. Poi ricaccio le lacrime, faccio un respiro e deglutisco il nodo scorsoio che mi blocca la parola. Ma ancora non riesco a dire il suo nome. Parlo di lei, qualche volta. Ma poco, devo essere onesta. E odio con tutto il cuore quelli che me ne chiedono conto. "Che vi frega?" vorrei urlare.
Fa male. Un male atroce. Male come uno schiaffo in faccia che non ti aspetti. Le cui tracce restano nell'anima, anche dopo che il rossore è scomparso. Non so perchè. Ma non riesco a parlarne. Ogni tanto mi ricordo delle cose, cose stupide. Come un gesto o una parola. E di nuovo ricevo quello schiaffo in faccia. Mi sorprende sempre, non arriva mai quando me lo aspetto. Mi coglie impreparata e fa ancora più male. Perchè, oltre al dolore, c'è anche l'imbarazzo di non averlo saputo schivare.
E sono anche stanca di piangere. Ho pianto per anni. Certa che la mia vita non sarebbe più stata la stessa. E in un certo senso è così. Ma la vita non si è fermata. E sono passati dieci anni. E ho finito le lacrime. Ho finito la rabbia. Mi sono rimasti solo il dolore per quei ripetuti schiaffi in faccia e il senso di colpa della sopravvissuta. Qualche ricordo scolorito e una quantità di risate perdute.

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