C'è una bellissima mostra alla Triennale di Milano. Di quelle che ce ne vorrebbero più spesso...
Ho sempre pensato che non fosse facile fare una mostra sulla moda. Gli abiti decontestualizzati e infilati su un manichino rischiano di diventare elaborate sculture senz'anima.
Ma non in questo caso. In Triennale il made in Italy, dal 1998 a oggi, è stato declinato attraverso una serie di parole chiave, che ne danno una lettura interessante e intrigante.
Materia, superficie, archetipi, dettaglio, ornamento, costruzione, uniformi, laboratorio... ogni parola ha il suo spazio espositivo che ne indaga essenza e sfaccettature. Attraverso abiti, accessori, gioielli, illustrazioni e fotografie. Ma anche blog e filmati.
Niente pezzi inarrivabili che incutono timore, ma piuttosto elementi nei quali è facile riconoscersi. Abiti che vorresti avere. Accessori che vorresti comprare.
Sono stata in Triennale lo scorso venerdì con la mia mamma, mia sarta personale dalla notte dei tempi. E ho trascorso un'ora e mezza a dirle che "No, mamma, non puoi toccare i vestiti!". E lei di tutta risposta a replicare "Volevo solo capire come è cucito...come è stato tagliato...cosa c'è sotto!".
In poche parole, per quanto mi riguarda: un successone.
Bellissimo anche il catalogo, curato da Paola Bertola e Vittorio Linfante, ed. Mandragora.
Da vedere. In Triennale fino al prossimo 6 marzo. Dedicata a Elio Fiorucci.
Ho sempre pensato che non fosse facile fare una mostra sulla moda. Gli abiti decontestualizzati e infilati su un manichino rischiano di diventare elaborate sculture senz'anima.
Ma non in questo caso. In Triennale il made in Italy, dal 1998 a oggi, è stato declinato attraverso una serie di parole chiave, che ne danno una lettura interessante e intrigante.
Materia, superficie, archetipi, dettaglio, ornamento, costruzione, uniformi, laboratorio... ogni parola ha il suo spazio espositivo che ne indaga essenza e sfaccettature. Attraverso abiti, accessori, gioielli, illustrazioni e fotografie. Ma anche blog e filmati.
Niente pezzi inarrivabili che incutono timore, ma piuttosto elementi nei quali è facile riconoscersi. Abiti che vorresti avere. Accessori che vorresti comprare.
Sono stata in Triennale lo scorso venerdì con la mia mamma, mia sarta personale dalla notte dei tempi. E ho trascorso un'ora e mezza a dirle che "No, mamma, non puoi toccare i vestiti!". E lei di tutta risposta a replicare "Volevo solo capire come è cucito...come è stato tagliato...cosa c'è sotto!".
In poche parole, per quanto mi riguarda: un successone.
Bellissimo anche il catalogo, curato da Paola Bertola e Vittorio Linfante, ed. Mandragora.
Da vedere. In Triennale fino al prossimo 6 marzo. Dedicata a Elio Fiorucci.





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