Certe volte occorre arrendersi. Semplicemente, alzare le mani e trattare la resa. Certe volte occorre smettere di combattere.
Per me non è facile. Io non sono una che si arrende. Non sono una che molla. Preferisco spezzarmi una mano piuttosto che mollare la presa. Però mi rendo conto che, a volte, una mano rotta non porta nessun beneficio. Fa male e basta.
No, per me non è affatto facile. Ma che senso ha rifiutare l'evidenza? Che senso ha chiudere gli occhi e scegliere di non guardare? Che senso ha stringere i denti e spaccarsi le nocche contro un muro che non crolla? Nè si sposta. Nè si incrina. Nè scompare.
Purtroppo ci sono situazioni che non possiamo cambiare. Ci sono parole che non ci possiamo rimangiare. Ci sono eventi che non possiamo controllare. Ci sono persone che non possiamo riavere.
Punto.
Ed è qui che ci si dovrebbe arrendere. Fare un passo indietro, respirare a fondo e... arrendersi. Accettare il fato, sottomettersi all'implacabilità del destino. Cercare di farsene una ragione. O anche no. Però accettarlo, prenderne atto e proseguire. Archiviare.
Per me non è facile. Quando la testa mi scoppia nel tentativo di comprendere l'inafferrabile. Quando le mani mi sanguinano a forza di pestarle contro le pareti. Quando le orecchie diventano sorde al profilarsi di scomode parole. Quando gli occhi si rifiutano di guardare spiacevoli verità.
Oggi è una brutta giornata. Sento lo sgocciolio degli anni trascorsi, il rintocco di tristi ricorrenze. E non mi è facile arrendermi. Alzare le mani e lasciare che l'evidenza mi attraversi.
Oggi non è proprio un buon momento per arrendersi. Anche se so che dovrei. Razionalmente, dovrei.
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