Questi sono giorni tristi. Giorni difficili. Giorni dove si sfogliano i giornali e si guardano i tg nella speranza di rintracciare una buona notizia. O almeno una notizia che non implichi morte, terrore, paura e dolore.
Sono giorni in cui tutti hanno un'opinione da propinare, uno slogan da gridare, una soluzione da proporre. Una soluzione, già. Se bastasse una manifestazione in piazza, sarebbe già tutto risolto...
Migliaia di persone morte in Nigeria, una bambina fatta esplodere in un mercato, gente che è andata a fare la spesa e non è più tornata a casa, gente che è andata in ufficio e non è più tornata a casa, stragi di bambini sfiorate per un soffio, poliziotti giustiziati in mezzo alla strada... dovrebbe essere facile capire che non è giusto, che non è sensato. Ma non c'è nulla di facile in tutto questo. SiamotuttiCharlie, certo. Ma è stato Charlie a prendersi una pallottola. Essere solidali è facile. Livellare le proprie opinioni per un giorno non costa nulla. Ma poi? Chi è morto, chi continua a morire ogni giorno... loro non tornano indietro. I morti sono morti. Le ferite restano. La paura non si cancella. E chi ha il potere, dimentica in fretta.
In questi giorni sono stati coinvolti i massimi sistemi, le idee, la libertà. Ma le opinioni personali, politiche o religiose poco hanno a che fare con le guerre. Sono un'ottima scusa per giustificare ogni nefandezza. Sono perfette per infiammare gli animi. Per influenzare gli impressionabili. Ma non sono la vera ragione. L'unico e solo movente di tutte le guerre, dalla notte dei tempi in poi, è la combinazione di soldi e potere. Tutto il resto sono solo chiacchiere dietro le quali mascherare la verità. Soldi+potere. E' questo che fa girare tutto. Purtroppo.
Ok, vi sto propinando la mia opinione. E' vero. Tutti ne hanno una in questi giorni. Questa è la mia. Se non vi interessa, andatevene da qui. Me ne farò una ragione. E' questa la libertà, giusto?
Il mondo sarebbe più pacifico senza religioni? No, non credo. Gli uomini troverebbero altre scuse per azzuffarsi. Parecchie le hanno già trovate: il colore della pelle, le preferenze sessuali, le opinioni politiche. Gli uomini sono bravi a scovare nuovi modi per farsi del male. A volte è sufficiente trovarsi dalla parte sbagliata di un marciapiede. A volte basta andare a comprare il pane. Avere il nome sbagliato.
Esiste un limite alla libertà di espressione? Devono esserci dei confini per la satira? No, non credo.
La satira è offensiva per qualcuno? Pazienza. La libertà è anche potersi voltare da un'altra parte e ignorare la presunta offesa. Tu sei libero di dire ciò che credi, io sono libero di ignorarti.
La satira deve essere offensiva, altrimenti non serve a nulla. Il suo scopo è farci riflettere, sui nostri difetti, le nostre debolezze, i nostri punti sensibili. La satira non deve far ridere, altrimenti è cabaret.
Avete presente il giullare di corte? Un tempo era l'unico al quale era consentito criticare i governanti senza rischiare grosso... mascherava le sue critiche con l'ironia e le battute, ma in realtà stava attaccando ferocemente il potere. Le sue parole erano importanti e mai casuali. Chiunque altro sarebbe stato punito o incarcerato. O peggio. Ma il giullare era intoccabile. Diceva ciò che nessuno osava dire. E in fondo in fondo insegnava qualcosa a tutti.
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