C'è una parola che mi viene sempre in mente quando un grande artista ci lascia troppo presto: SPRECO. Un incommensurabile spreco di talento.
Se penso a Philip Seymour Hoffman, non posso evitare che la parola "spreco" mi giri in testa. In questi giorni si leggono innumerevoli sproloqui che ne celebrano la grandezza e il talento. Ma capita sempre così. Mia nonna diceva sempre che le persone diventano tutte eccezionali, quando muoiono. Improvvisamente se ne ricordano solo le qualità e la bravura. La grandezza e l'unicità. Ma in questo caso, non credo si possa fare altrimenti. PSH era davvero un grande attore, uno dei migliori che si vedessero in giro. Uno di quelli con la rara qualità di sapere scomparire nei suoi personaggi... e non era cosa facile, vista la sua ragguardevole stazza.
PSH era uno di quegli attori di cui si fatica a ricordare il nome, ma di cui era impossibile scordare un personaggio. Letteralmente impossibile. Perchè ogni sua interpretazione era talmente intensa e sfaccettata che ti finiva direttamente sotto pelle e non se ne andava più via, come un tatuaggio. Contavano le parole, ma contava soprattutto ciò che i suoi personaggi non dicevano. Ti bastava uno sguardo. Un cenno. L'intera vita di quel personaggio ti travolgeva, traspariva dai movimenti, dai gesti, dai sospiri. All'improvviso ne comprendevi le motivazioni, le frustrazioni, i dolori, le sofferenze, i dubbi. PSH muoveva un sopracciglio e tu capivi tutto del tizio di cui vestiva i panni.
Oggi se ne citano le interpretazioni più note, l'Oscar per "Capote", la partecipazione forzatamente interrotta alla trilogia di "Hunger games". Ma per me non è lì la sua grandezza. Per me PSH sarà sempre legato a 3 film insuperabili e perfetti.
-MAGNOLIA (1999) di P. T. Anderson. Film corale e di sublime bellezza. PSH interpreta un infermiere. Una parte minuscola, in un film con decine di attori in stato di grazia. Il poco tempo a sua disposizione lo trascorre indossando una "divisa" azzurrina da ospedale. E ha un taglio di capelli ordinato e molto WASP. Ma come dimenticare la sua determinazione nel cercare i parenti dell'uomo morente affidato alle sue cure? Come dimenticare la voce spezzata e pacata? Come dimenticare gli occhi comprensivi e malinconici? Superbo è dire poco.
-ONORA IL PADRE E LA MADRE (2007) di S. Lumet. [Traduzione insensata di un titolo originariamente senza implicazioni religiose: "Before the devil knows you're dead"]. Qui PSH è Andy, un arrivista stronzo e senza scrupoli. Indebitato fino al midollo, decide che la soluzione ai suoi problemi è rapinare la gioielleria dei genitori. E per farlo, coinvolge il fratello sfaccendato e figo, che si fa segretamente sua moglie. Facile facile. Neanche a dirlo, la situazione gli sfugge di mano e sfocia in una tragedia greca. Non vi sto nemmeno a spiegare quanto intensa e disperata riesca ad essere l'interpretazione di PSH. Ne parlavo anche qui.
-LA 25a ORA (2002) di S. Lee. Il mio preferito, in assoluto. PSH è Jacob Elinsky, un professore di liceo. Un uomo, ma in realtà ancora un ragazzino. Patisce da sempre il bullismo malcelato dei suoi amici del cuore, più belli e di successo. Sconfina pericolosamente nelle molestie sessuali a una sua studentessa. Nel grande disegno della vita, a lui tocca occuparsi del cane. P.S. Hoffman è perfetto in questo film... gli abiti perennemente stropicciati, l'incubo di dire sempre la cosa sbagliata, gli sguardi frustrati e rubati alle minigonne delle allieve. Arranca dietro agli altri, il più delle volte senza comprendere cosa stia accadendo. O capendolo troppo tardi. Toccante, spaventoso, naif, disturbante... tutto nello stesso battito di ciglia.
Di nuovo la parola "spreco". Di nuovo un talento gigantesco che ci lascia orfani della sua grandezza. Troppo presto. Ahimè, troppo presto.
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