Da un paio di settimane gira in tv un telefilm: "Revolution". L'idea da cui parte è affascinante e spaventosa. E ovviamente mi piace moltissimo.
Immaginate. Un bel giorno, di punto in bianco, l'elettricità svanisce. Si spegne tutto. Ovunque. Buio. E non si riaccende più. Da nessuna parte. Fine.
Niente luce. Niente computer. Niente telefoni. Niente internet. Niente macchine. Niente aerei. Niente negozi. Niente di niente. Così, all'improvviso, il mondo ripiomba nel passato. Quando le notizie non circolavano. Quando ci si muoveva solo a cavallo. Quando si andava a caccia. Quando si barattavano le merci. Quando si scriveva a mano su pezzi di carta. Quando per andare da un paese all'altro ci volevano settimane. Quando i soldi non valevano nulla.
Gli equilibri saltano. Le priorità si ridefiniscono. I bisogni cambiano.
"Revolution" si svolge 15 anni dopo il blackout. Le persone più grandi raccontano di un passato molto diverso a cui i giovani faticano a credere... internet è un concetto astruso. L'idea di prendere un aereo è complicata da instillare in chi è abituato a vivere in una foresta. Il cellulare non è concepibile... come spiegare una scatoletta ormai inerte che millanta di contenere foto, contatti, video, musica? Le carte di credito sono incomprensibili... rettangoli di plastica con cui pagare i conti?
E' chiaro che nel telefilm si pongono molte domande a cui rispondere: perchè si è spento tutto? Come mai qualcuno ha ancora l'elettricità? Perchè la milizia ha preso il potere? Chi potrebbe riportare la luce?
Mah, vedremo...
Certo, alcune scene sono impagabili. Le città sono diventate giungle: niente negozi, niente mezzi pubblici, nessuna illuminazione. Le persone fuggono verso le campagne in cerca di cibo. Le comunicazioni sono quasi impossibili. Gli spostamenti sono complicati. La vita è mera sopravvivenza.
Uno dei personaggi è un quarantenne nerd, evidentemente a disagio in questo nuovo mondo alla rovescia, dove vige la legge del più forte. Gli mancano i computer. Odia doversi difendere dai prepotenti. Non è abituato a cacciare. Tutto ciò che sa non gli serve a nulla. Ad un certo punto, in preda allo sconforto, dice: "Un tempo lavoravo per una cosa chiamata Google". Il suo interlocutore lo guarda attonito. "Lascia stare" prosegue, "adesso è inutile. Ho 80 milioni di dollari in banca e li scambierei volentieri con della carta igienica".
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