martedì 2 maggio 2006

LEARNING FROM LAS VEGAS

Molti anni fa mi sono innamorata di un libro. Un libro che non ho mai comprato, ma che ho sfogliato molte volte.
Oggi mi è tornato in mente per qualcosa che ho letto sul mio gossip magazine preferito, Vanity Fair.

"Chi è intenzionato a farsi davvero stupire ha a disposizione le nuove suite personalizzate del Casinò The Palms. I fratelli Maloof, proprietari dell'hotel nonché della squadra di basket Sacramento Kings, hanno appena inaugurato la Hardwood Suite (misura 400 metri quadri), con campo da basket, tabellone elettronico, squadra avversaria e cheerleader di contorno (prezzo: 15 mila dollari a notte)"

Ovviamente si parla di Las Vegas. E io che ero rimasta alle stanze con vasche idromassaggio e piste da bowling…
Ad ogni modo, ho ripensato a quel libro di molti anni fa. Si intitola Learning from Las Vegas: the forgotten symbolism of architectural form (MIT Press) ed è stato scritto nel lontano 1972 da Robert Venturi (con la collaborazione di Denise Scott Brown e di Steven Izenour). Successivamente, il libro è stato tradotto anche in italiano, diventando Imparando da Las Vegas: il simbolismo dimenticato della forma architettonica (CLUVA, Venezia, 1985).
Quando ne ho scoperto l'esistenza, circa 10 anni dopo l'edizione italiana, il libro era ormai fuori produzione. Introvabile. Così, ogni tanto, sconfinavo nella biblioteca di Architettura del Politecnico per dargli un'occhiata.
Ne ero ipnotizzata. Non so neppure perché. Le foto erano in bianco e nero e risalivano a quasi vent'anni prima. Las Vegas nel frattempo era cambiata completamente.
Ma erano le idee, le teorie ad affascinarmi.
Robert Venturi è un architetto di quasi 81 anni (li compirà a giugno). Nel 1966 ha scritto uno dei più bei libri di architettura che io abbia mai letto: Complexity and contradiction in architecture.
L'idea di base di Venturi è che l'architettura 'perfetta' non è quella forzatamente armoniosa e razionale, ma quella che esprime a pieno i suoi elementi contraddittori. Creando così una tensione positiva che ispira perfezione.

"Io amo gli elementi che sono ibridi piuttosto che 'puri', quelli di compromesso piuttosto che quelli 'puliti', contorti piuttosto che 'diritti', ambigui piuttosto che 'articolati', corrotti quanto anonimi, noiosi quanto 'interessanti', convenzionali piuttosto che disegnati, accomodanti piuttosto che esclusivi, ridondanti piuttosto che semplici, tradizionali quanto innovatori, incoerenti ed equivoci piuttosto che chiari e diretti. Io sono per il disordine pieno di vitalità più che per l'unità ovvia; accetto il non sequitur e proclamo la dualità"

Vi sembrano parole scritte nel 1966?
Allo stesso modo, anche Learning from Las Vegas è un libro molto moderno, dove la città del Nevada viene presa ad esempio per parlare dei simboli nell'architettura.
A Las Vegas, dice Venturi, ogni elemento architettonico (dai grandi casinò alle insegne luminose dei motel) è un SEGNO. Ovvero sottintende qualcosa. Porta con sé un'infinità di significati, che ognuno di noi è in grado di leggere. A Las Vegas niente è casuale. Anche la più banale delle panchine è stata piazzata lì per 'significare' qualcosa.
Non accenno neppure alle polemiche feroci alle quali Venturi è stato sottoposto. I suoi libri hanno sempre creato parecchio scompiglio nell'ambiente…
Piuttosto, mi fermo qui o potrei andare avanti per ore.
Oggi ho verificato in un paio di siti che il 'mio' libro è disponibile in un'edizione aggiornata del 1977. Ma solo in inglese. E con un formato 'tascabile' rispetto all'originale extra-large e patinato. Forse un giorno mi deciderò a ordinarne una copia. Forse invece tornerò alla biblioteca di Architettura.
Nel frattempo, ho anche scoperto il sito dello studio di architettura di Robert & Co. La veste grafica è meravigliosamente pop. A dimostrazione che i migliori pensatori sono sempre quelli che non si prendono troppo sul serio.

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