Ho ceduto.
Sono miseramente crollata. Capitolata.A mia (parziale) discolpa, va detto che il nome di Quentin Tarantino ha su di me lo stesso effetto di un barattolo di Nutella. Se so di averlo in casa, lo devo consumare. Fino a toccare il fondo. Fino a stare male.
È all'incirca così che sono finita a vedere Hostel. Diretto da Eli Roth. Prodotto da Quentin Tarantino. Appunto.
La trama è presto raccontata: tre giovanottoni in vacanza si fanno convincere a visitare un paesino della Slovacchia. Con la prospettiva di molte fanciulle spudorate a disposizione. Qui alloggiano in un ostello che sembra una spa a 5 stelle. E ad uno ad uno spariscono dalla circolazione. Drogati, rapiti e infine segregati in una fabbrica degli orrori. Torturati a morte da un gruppetto di "cacciatori d'élite". Ovvero uomini ricchi e annoiati, con aspirazioni da mattatoio.
Si va avanti per un'ora e mezza. Nessun dettaglio truculento viene omesso. Nessuna goccia di sangue viene sprecata.
Hostel comincia come un American Pie in versione europea e si conclude come un impeccabile documentario sulla macellazione. Umana.
Niente risate involontarie. Niente sussulti di terrore. Niente di niente. Non è neppure abbastanza brutto da suscitare disgusto.
Ho pagato il mio bel biglietto sperando in un paio di sani spaventi… e invece non ho avuto niente. Niente di niente.
L'unico mio motivo di tormento è stato uno degli attori. Nel film interpreta un lascivo adescatore di giovani, nonché crudele torturatore dei medesimi. Una faccia tonda, uno sguardo falsamente bonario. Il classico tipo che non ti resta impresso. Quello che non farebbe mai del male a una mosca. Mai e poi mai.
Chissà perché ero sicura di averlo già visto da qualche parte. E mi ci sono arrovellata fino a pochi minuti fa. Poi, il mio motore di ricerca cinematografica di fiducia mi ha svelato il suo nome: Jan Vlasák, nato nel 1943 nella Repubblica Ceca. Ma nella sua filmografia non ho trovato nulla di utile. Nessun film in cui potrei averlo intravisto.
Perciò il mistero rimane. Ma è l'unico brivido legato a Hostel. L'unica vera scossa in una carrellata di avanzi umani.
Stavolta la Nutella era meglio lasciarla nell'armadio della cucina. Nascosta dietro i cereali. Questo mal di pancia Tarantino me lo poteva risparmiare.
Concordo sul giudizio.
RispondiEliminaNemmeno l'emozione di Jan Vlasàk, per me :)
Io non faccio testo perchè non amo molto Quentin..tranne quel capolavoro con George!!
RispondiEliminaNancy