giovedì 16 marzo 2006

TRAINSPOTTING

Dicesi 'trainspotting' il perverso hobby di stare lì, immobile come una vacca indù, ad osservare i treni che passano.
Tutti quanti l'abbiamo fatto, almeno una volta nella vita. Obbligati ad un passaggio a livello sbarrato. In mezzo alla campagna. Alla stazione mentre aspetti un amico in ritardo.
È un istinto irresistibile, irrazionale. Quasi atavico… un po' come fare ciao con la mano quando compare una telecamera.
Ultimamente, sto frequentando treni e stazioni molto più spesso di quanto vorrei e il bisogno di osservare mi sta svelando più cose di quante avrei voluto.
Ad esempio, non sapevo che durante la notte la Stazione Centrale di Milano si anima di bancarelle che vendono generi di prima necessità. Bottiglie d'acqua, lattine, panini, snack. I negozi ufficiali sono chiusi… qualcuno ha intuito il business e ci si è infilato. Un po' come quelle mini rosticcerie su quattro ruote che stazionano tutta la notte all'esterno delle discoteche. A 4,00€ al panino, fanno una fortuna!
E ancora. Ho scoperto come mai tutti (o quasi) gli autobus della città di Verona hanno la piacevole abitudine di condurti, con percorsi più o meno tortuosi, alla Stazione di Porta Nuova. Lo fanno per accelerare il tuo arrivo, dato che poi il tempo guadagnato se ne va tutto per raccapezzarsi all'interno della medesima stazione. La quale architettura tende ad essere piuttosto labirintica.
E inoltre. Chi ha stabilito che improvvisamente andava cambiato il sistema di accodarsi alle biglietterie? Una volta c'era una coda ad ogni sportello disponibile. Ora si vede un solo lunghissimo serpentone. Quando arriva il tuo turno, ti accosti al primo sportello che si libera. Ed è così in banca, alle poste, all'aeroporto. E alla stazione ferroviaria. Ma chi l'ha deciso? Hanno forse firmato tutti quanti una convenzione con l'azienda che produce quei pesanti (e costosissimi) paletti spartitraffico? Quelli con gli elastici retrattili…
Dobbiamo ringraziare in coro il geniale (e a questo punto ricchissimo) signore che li ha brevettati? Sì perché è grazie a lui se ogni volta si rischia di svenire! Alla vista di una coda chilometrica e apparentemente scomposta. Il sistema funziona, niente da dire. Ma il colpo d'occhio è debilitante.
E che dire delle macchinette self service che emettono i biglietti (per chi ci tiene, sono segnalate come BIGLIETTO VELOCE o FAST TICKET)? Con la scusa dello screen touch, permettono a chiunque di regredire comodamente all'infanzia. E in più creano una quasi istantanea dipendenza. Provi quelle dannate macchinette una volta, e non riesci più a smettere. Ci sei dentro fino all'orlo. Stampi il tuo biglietto e poi cominci a guardarti attorno. Magari qualcuno ha bisogno di una mano. Magari riesci a pigiare su quel dannato schermo ancora un po'…
E infine. Il premio alla miglior diavoleria tecnologica va alla Stazione di Porta Nuova a Torino. Per i cartelli che segnalano gli estremi del treno in partenza. Lungo ogni binario. Non sono i soliti marchingegni antidiluviani con le finestrelle mobili. Ma modernissimi display di una deliziosa tonalità di giallo. Che riportano nome e numero del treno. Orario di partenza. Destinazione e fermate intermedie. Tipologia delle carrozze. Eventuali servizi a bordo. E un simpatico quadrante che segna l'ora.
Non so se esistano in qualche altra stazione, ma temo siano una felice ripercussione delle olimpiadi invernali. Che, se questo è il risultato, dovrebbero essere tenute nel nostro paese almeno due volte l'anno!

1 commento:

  1. ... a proposito di BARACCHINI DI NOTTE... consigliato la SCIURA MARIA, zona piazza Maggi o (da quando hanno costruito quella specie di sopraelevata) viale Famagosta. Meglio dell'Autogrill...

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