In questi giorni sto leggendo "Bling Ring", un libro-inchiesta scritto dalla giornalista americana Nancy J. Sales. Sofia Coppola ne ha tratto un film, da poco passato nelle sale. Parla di un gruppo di ragazzini di Los Angeles, che per qualche anno si sono dilettati a rubare nelle case dei vip hollywoodiani. Soldi, ma sopratutto oggetti di lusso... abiti firmati, cellulari, scarpe e borse. Per noia, per diletto, per essere come Paris Hilton...
La storia provoca un misto di tristezza e sconcerto. Il libro è interessante e ben argomentato. Si analizza la figura dell'adolescente nel corso dei decenni, i suoi miti, i suoi valori, i suoi punti di riferimento. La giornalista si sofferma sulle vite dei ragazzi del Bling Ring, inserendole nei loro contesti familiari e residenziali. Riporta le interviste fatte a loro, ai loro parenti e avvocati. Si cerca di comprendere e spiegare, ma resta l'amarezza di base. La lacerante leggerezza di certe affermazioni. Il vuoto. La superficialità. L'assordante scricchiolio di vite sprecate.
Forse io sono strana, ma credo fermamente nella cultura della fatica. Ci credo perchè è in questo modo che sono cresciuta... nella convinzione che qualunque cosa nella vita va' conquistata. Niente arriva gratis dal cielo e se vuoi qualcosa, te lo devi sudare. Ti devi fare un culo pazzesco e a volte non basta.
Io detesto le cose gratuite. Non mi fido. So che c'è una fregatura, da qualche parte. Mi piace che le cose siano fatte in un certo modo, il mio modo... e per questo cerco di fare tutto da sola. Se non mi è possibile, fornisco precise indicazioni e resto lì a guardare. Per imparare, per non avere più bisogno la prossima volta. Un abito comprato in negozio può essere bellissimo (e a volte lo è davvero...), ma non sarà mai bello quanto quello che ho immaginato e creato da sola. Scegliendo la stoffa, la fodera, i bottoni, la cerniera, il filo. Disegnandolo e spiegandolo alla mia sarta personale (ah, la mamma!!!), oppure facendomelo da sola a maglia, o all'uncinetto.
Il cibo mangiato al ristorante non è mai buono nè sano come quello del mio orto. Le mie torte sono volute e preparate con amore. I miei biscotti sono infornati alle 2 di notte, perchè è in quel momento che ho avuto l'ispirazione. Farei molto prima a passare in pasticceria e comprarli. Ma senza fare fatica, senza essermi impegnata, io non mi diverto.
In certi momenti mi sembra di essere mia nonna. Potrei scrivere un libro sulla sua vita. Sulla sua dedizione al lavoro e all'impegno. Sulla sua forza e determinazione. Forse è stata lei la prima a insegnarmi la cultura della fatica. E mi mette addosso un'infinita tristezza realizzare che oggigiorno siano così in pochi a conoscerla.
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