...o almeno così dicono.
A me l'età ha reso dipendente dalle borse. E la situazione si aggrava di giorno in giorno.
Fin da piccola le borse non sono mai state una mia grande passione. Erano semplicemente dei graziosi contenitori dove riporre le dotazioni minime di sopravvivenza urbana: soldi, documenti, fazzoletti di carta, chiavi di casa. Fine della storia.
Nemmeno nella rischiosissima post adolescenza la situazione è cambiata. Si sono aggiunti nuovi oggetti (pasticche per il mal di testa, lucidalabbra, cellulare, libri, i-pod, blocnotes), ma la sostanza non è cambiata. Le scarpe erano (e ancora sono) il mio guilty pleasure, le borse servivano per contenere delle cose.
Non ricordo esattamente il giorno della svolta, ma ricordo con precisione la circostanza. Balenciaga ha aperto un negozio monomarca a Milano, in via Santo Spirito. Credo fosse il 2008 o giù di lì. Io e un'amica siamo andate a curiosare. Entrate, salite al piano superiore e avvolte in una nuvola di colori e di profumo. Le borse erano posate come opere d'arte su un enorme espositore al centro della stanza. Adagiate mollemente, decorate con borchie luccicanti e con lunghe frange. I colori erano squillanti e intensi. Il profumo del cuoio riempiva l'aria.
Superata l'iniziale soggezione, ne ho sfiorata una, l'ho sollevata delicatamente e...sorpresa...era leggerissima. Una nuvola di colore, un piumino da cipria.
Ecco, è così che sono entrata nel tunnel. Nella dipendenza patologica da borse. E non c'è cura, non c'è salvezza. Non c'è via d'uscita.
Nessun commento:
Posta un commento