Ho provato più volte, anche in queste pagine, a spiegare il concetto di perdita. Prima ho tentato (invano) di comprenderlo e dunque mi è più facile cercare di raccontarlo. Cercare di descrivere quella disarmante sensazione di vuoto che ci resta appiccicata addosso quando perdiamo una persona cara. L'idea di smarrimento che comporta. La rabbia che produce. L'orrore che svolazza su ogni tua giornata e che si insinua in ogni angolo della tua esistenza, come una manciata di malefici coriandoli.
No. Non credo di esserci mai riuscita.
In effetti potrei dire che è come se all'improvviso mancasse l'ossigeno nella stanza e ti ritrovassi ad annaspare. In cerca di aria. Ma non credo renda bene l'idea. Non spiega la rabbia, nè il disorientamento. Quando ci manca il respiro ci concentriamo essenzialmente sull'autoconservazione. Pensiamo a sopravvivere. Nient'altro.
Potrei dire che è come se qualcuno ci entrasse in casa di nascosto e cambiasse tutto. Un bel giorno varchi la soglia e scopri che i mobili non ci sono più, le tue cose sono sparite, le pareti sono dipinte di un colore sconosciuto e gli interruttori non funzionano. Qui si spiega lo smarrimento, ma ancora una volta non la rabbia, il senso di colpa. Anzi, c'è quasi un risvolto comico nella scena. Mi viene in mente un breve romanzo di Alan Bennett intitolato "Nudi e crudi"... lo consiglio a tutti.
Potrei allora dire che mi sono rispecchiata nelle celebri 5 fasi dell'elaborazione del lutto: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Ma non è così. Mi sono fermata alla prima, forse sfiorando appena la seconda. Di certo non sono andata oltre.
Credo che alla fine la descrizione per me più calzante sia quella di una ragazza senza un braccio. Provate a immaginare: una sera andate a letto tranquilli e il mattino dopo vi svegliate senza più un braccio. Inspiegabilmente. Qui c'è tutto. C'è il dolore, lo smarrimento, la mancanza, la rabbia. C'è l'obbligo di dover reimpostare tutta la propria vita. Imparare di nuovo a fare le cose più semplici e banali. C'è la consapevolezza che niente sarà mai più lo stesso. C'è anche il senso di colpa, l'incapacità di essere grati per la vita che ancora abbiamo. Nonostante il braccio mancante. Qui c'è tutto.
Domani saranno sette anni.
Mi sembrano sette minuti.
Sette minuti nei quali ho perduto un braccio e non riesco a farmene una ragione.
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