sabato 5 gennaio 2013

POSTE CHE SI', POSTE CHE NO

L'ufficio postale di Giais (altresì nota come la mia Twin Peaks) dal 1 gennaio 2013 ha chiuso i battenti.
Ora, questa notizia alla maggior parte di voi potrà fregare tanto quanto, ma per me è una faccenda piuttosto seria. Da che ho memoria, l'ufficio postale c'è sempre stato... tanto che era diventata espressione comune dire: "Se ciatàn uvuì de la Puosta" [ci troviamo lì davanti alla Posta]. Da ragazzina era il mio ritrovo d'elezione nelle serate qui sui monti.
Ma, a parte i ricordi personali, l'ufficio postale è essenziale in un paese come Giais. I mezzi pubblici sono pochi e poco frequenti. Le persone anziane costituiscono la maggioranza della popolazione. Nelle vicinanze non ci sono banche o sportelli bancomat. Come faranno coloro che non sono auto-muniti? Dove si andrà a ritirare la pensione? Dove si pagheranno le bollette? Senza contare che "andare alla Posta" era anche una scusa per ritrovarsi e fare quattro chiacchiere.
C'è anche un risvolto tragicomico in tutta questa storia. Fino a qualche mese fa, i dirigenti delle Poste assicuravano che gli uffici non sarebbero stati chiusi. Peccato che, solo cinque mesi più tardi e senza troppe cerimonie, le serrande siano state abbassate. E tanti saluti alla coerenza. Le motivazioni? Costi troppo elevati e ricavi insufficienti a coprirli. Già, la spending review. La cosa buffa è che da anni il Comune di Aviano aveva concesso all'ufficio postale di non pagare nessun affitto per gli spazi occupati nè alcun altro tipo di contributo (luce, riscaldamento... tutto a carico del Comune e non di Poste Italiane). Dunque, a voler vedere la sola voce di spesa era lo stipendio dell'unico dipendente che teneva aperto l'ufficio (ultimamente solo due giorni a settimana, dovendosi dividere tra due uffici postali di due paesi diversi). Buffo, no?
Davvero un peccato. L'ennesima dimostrazione che mastodontici apparati statali con centinaia di dipendenti vengono miracolosamente risparmiati dalla revisione di spesa, mentre piccole realtà essenziali per i cittadini vengono recise di netto senza curarsi delle conseguenze.
Bravi, bis!

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