venerdì 27 maggio 2011

VORREI NON AVERE PAURA DELLA MIA CITTA'... perchè Milano non è Düsseldorf

In questi giorni a Milano si fa un gran parlare di chi sarà il prossimo sindaco. Se ne parla ovunque, non si scappa. Io non vivo in città, dunque la mia opinione non fa voto. Non conta nulla. Tuttavia, io vado a Milano tutti i giorni per lavoro e vorrei raccontarvi una cosa che mi è capitata.
Un paio di giorni fa vado in stazione centrale. Mi metto in fila alle macchinette automatiche per fare un biglietto. La fila è scomposta e disordinata. In più c’è un tizio che si aggira con fare sospetto, zigzagando tra le persone in attesa come me. Quando arriva il mio turno, il tizio mia taglia la strada e si piazza alla macchinetta che si è appena liberata. Io sono da sola e il tizio non mi piace, perciò me ne sto zitta e aspetto. Lui armeggia per qualche secondo con il touch screen e poi si volta verso di me: “Hai bisogno di aiuto?” mi chiede. “No grazie!”. A quel punto mi fa segno di avvicinarmi. Mentre io eseguo tutta la procedura di acquisto, lui sta dietro di me. A pochi centimetri. Lo vedo con la coda dell’occhio. Cerco di fare più in fretta possibile, per levarmelo di torno. Prendo il mio biglietto, raccolgo il mio resto e mi volto per andarmene. Lui mi si para davanti e dice “Mi dai le monete?”. “No” gli rispondo seccata, poi lo scanso e me ne vado. Mentre mi allontano rapidamente, incrocio una coppia di poliziotti che ridacchiano davanti alla vetrina di una catena di intimo. Vorrei urlare!
Esco dalla stazione. Sono in anticipo per il lavoro e così decido di fare una cosa che adoro: prendere il tram invece della metropolitana. Il 9 fa capolinea proprio alla stazione e mi porta in Ticinese, attraversando mezza città. Alcune vie sono bellissime. Mi piace prendere i mezzi pubblici. Mi piace sedermi accanto al finestrino e osservare Milano. In genere si è sempre di fretta e non ci si prende mai la briga di osservare la città. Io voglio davvero bene a questa città. Così è deciso: prendo il tram numero 9. Quando arrivo alla fermata, ce n’è già uno che aspetta di partire. Salgo. È uno di quei tram verdi, enormi e con l’aria condizionata. Meravigliosi nelle giornate afose. Quando salgo è deserto, a parte un tizio che mi squadra in un modo che non mi piace. Lo ignoro e mi siedo accanto al finestrino. Aspetto all’incirca cinque o sei minuti. Durante i quali salgono, nell’ordine: due ragazzi sui trent’anni evidentemente alterati che faticano a stare in piedi e si lasciano cadere sui sedili, una coppia di ubriachi che bevono vino da un bric di cartone, un venditore ambulante carico di sacchi maleodoranti, un gruppo di ragazzoni sudamericani tatuati che gridano e si spintonano tra loro, un tizio in canottiera e ciabatte di gomma con la faccia rossa e gonfia. Io sono l’unica ragazza. Per un attimo sono tentata di scendere, ma poi evito di attirare ancora di più l’attenzione e resto incollata al finestrino, cercando di non guardarmi troppo attorno. Quando si chiudono le porte, non so se esserne contenta o terrorizzata. Fortunatamente, lungo il percorso la situazione migliora e io riesco a rilassarmi. Ma vi assicuro che non è stato piacevole. Ero a Milano, la mia città, la città che adoro. Era mezzogiorno, in una calda giornata di maggio. E io, detesto ammetterlo, ho avuto paura.

Un paio di settimane fa, sono andata qualche giorno a Düsseldorf per lavoro. La mia prima sera lì sono uscita da sola. Erano circa le otto. Mi ero procurata una piantina della città, mai vista prima. Ho camminato per un po’, poi sono salita su un tram e sono andata sul lungofiume. Volevo vedere i palazzi progettati da Gehry. Non sapevo esattamente dove scendere, né quale fosse la strada più breve. Ma alla fine ci sono arrivata. Ero da sola. Straniera, in una città sconosciuta a fare foto ai palazzi. Erano quasi le nove di sera. Poi ho cenato in un ristorante. Quindi sono tornata alla fermata del tram preso all’andata. Il display diceva 5 minuti. Mi sono seduta ad aspettare insieme ad una signora di mezza età che mi ha sorriso. Dopo 5 minuti spaccati è arrivato il tram. Erano le dieci e mezza passate e il tram era pieno zeppo di gente. Gente normale. Gente che se ne andava in giro proprio come me. Sono arrivata all’albergo quasi alle undici. Sana e salva. E felice. Ero da sola in una città sconosciuta e mai, per un solo istante, ho avuto paura.

Vi ho raccontato tutto questo per un semplice motivo. Vorrei tanto che il prossimo sindaco di Milano facesse questo per me… anche se non ho diritto di voto e la mia opinione non conta nulla… vorrei che mi aiutasse a non avere più paura della mia città. Vorrei che provasse a prendere i mezzi pubblici e capisse che sono spesso invivibili, che facesse l’abbonamento alle BikeMi e si rendesse conto che non ci sono piste ciclabili, vorrei che venisse con me a Famagosta nelle sere d’inverno ad aspettare il pullman, vorrei che provasse a fare un biglietto alle macchinette automatiche della stazione centrale. Vorrei…

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