domenica 21 settembre 2008

GLI IRLANDESI, LO SCRITTORE, LO ZENESE e IL SANGUINARIO

Ci sono parecchie novità in televisione di questi tempi. Molti telefilm si sono conclusi, alcuni per sempre (sebbene il concetto di "per sempre" sia televisivamente piuttosto flessibile), altri solo fino alla prossima stagione. È calato il sipario su "Dirty, sexy, money" (il più irriverente) e su "Brothers & sisters" (il più toccante), su "Lost" (il più sorprendente) e su "Prison break" (il più ingegnoso), su "The Tudors" (il più affascinante) e su "Ghost whisperer" (il più noioso).
A controbilanciare, sono ripartiti "CSI: Miami" (con la new entry del figlio illegittimo di Horatio Caine) e "Cold Case" (sempre più stiracchiato, come i capelli della protagonista Lily Rush), "NCIS" (che continuo a trovare intrigante) e "Heroes" (con nuovi personaggi e una trama sempre più fitta), "Grey's anatomy" (sempre più triste) e "Nip/tuck" (sempre più ripetitivo), e "Six feet under" (sempre più grottesco).
Ma ci sono anche quattro novità assolute… almeno per me che non bazzico i satelliti.
Si tratta di: "The black Donnellys", "Californication", "Life" e "Dexter".
Andiamo con ordine.
"The black Donnellys" è incentrato sui quattro fratelli Donnelly, newyorchesi di origine irlandese. Piccoli delinquentelli di quartiere, si trovano loro malgrado a fare i conti con la criminalità organizzata e ad assumere il controllo dell'illegalità locale. Superbo mix tra "The departed" e "C'era una volta in America", creato e prodotto da Paul Haggis (quello di "Crash" per intenderci). L'intero telefilm è in flashback, raccontato da un amico d'infanzia dei Donnelly, finito in galera e interrogato dai poliziotti. Le atmosfere sono quelle cupe e fumose dei migliori film gangster, con l'aggiunta di birra irlandese e trifogli verdi. Una vera bellezza.
"Californication" ha come protagonista David Duchovny (sì, proprio Fox Mulder!), nei panni stropicciati di Hank Moody (un nome, un programma). Scrittore newyorchese, maledetto da un unico romanzo di successo, divenuto poi un blockbuster hollywoodiano. Ragion per cui Hank viene spinto a trasferirsi a Los Angeles dal suo agente, nella speranza di ritrovare la vena creativa perduta. Ma il risultato è pessimo. Hank diventa solo più cinico e perduto che mai, abbandonandosi con dedizione assoluta alle sue occupazioni predilette, ovvero: sesso occasionale con qualunque cosa respiri, sostanze stupefacenti di ogni genere e grado. Vi confesso che vedere il morigerato Mulder nei panni di uno sciovinista ninfomane fa un certo effetto. Ma se si riesce ad andare oltre le atmosfere allucinate alla "Trainspotting", il telefilm non è affatto male. Davvero niente male.
"Life" invece non mi piace. Racconta le vicende di un certo Charlie Crews, un poliziotto ingiustamente condannato per un omicidio plurimo. Dopo essersi fatto dodici anni di galera, salta fuori che era innocente e viene rilasciato. E lui, con in tasca un risarcimento milionario, si compra una villa da paura e torna a fare il poliziotto. Ma dopo l'esperienza del carcere, Charlie ha sviluppato un atteggiamento molto zen verso il mondo (lui stesso si definisce uno "zenese"), che lo rende ancora più outcast rispetto a colleghi e conoscenti. Non so che dire… proprio non riesco a farmelo piacere.
"Dexter" si sviluppa attorno alla vita di Dexter Morgan (l'attore che lo interpreta è Michael C. Hall, lo stesso che fa David Fisher in "Six feet under")… di giorno un eccellente collaboratore della polizia in qualità di esperto di schizzi di sangue… di notte uno spietato giustiziere che uccide tutti quei criminali sfuggiti, per una ragione o per l'altra, alle maglie della giustizia. Il telefilm è infarcito di curiosi flashback che raccontano l'infanzia burrascosa di Dexter, con particolare attenzione allo sviluppo della sua mentalità omicida. Decisamente inconsueta l'idea di basarsi sul punto di vista di un serial killer. Michael C. Hall è affascinante come Patrick Bateman di "American Psycho". Bello, bello, bello.

Voi cosa ne pensate?

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