domenica 14 settembre 2008

FRENESIA DA VIRTUALE

Ormai non si fa che parlare di "ansia da blog", quasi che fosse la malattia del nuovo millennio. Le persone sono sempre più ossessionate dai contatti costruiti con i fili invisibili della rete globale. E se non riescono ad aggiornare sé stessi al passo con il ritmo internettiano, allora sono dolori.
Bè, diciamoci la verità. Oggigiorno siamo letteralmente e costantemente attorniati da connessioni virtuali.
Abbiamo il cellulare… spesso anche più di uno… che è in grado di fare qualunque cosa. Navigare in rete, spedire e-mail, scattare foto, girare filmati, guardare la televisione, ascoltare musica, consultare il proprio conto in banca…
Abbiamo il computer… che ci consente di lavorare e di svagarci, caricando e scaricando di tutto e di più. Alzi la mano chi non possiede almeno cinque o sei account differenti. Alzi la mano chi non è iscritto ad almeno un social network. Alzi la mano chi non ha aperto almeno un blog.
Abbiamo il lettore mp-3… che ci isola dal resto del mondo e che allo stesso tempo dice al resto del mondo chi siamo, attraverso i diversi modelli, colori, marche, gadget, capacità…
Abbiamo macchine fotografiche digitali, consolle portatili, palmari, navigatori, chiavette, lettori…

Insomma, abbiamo un'infinità di modi per comunicare. Per restare in contatto con persone che non conosciamo, per inviare messaggi che sconosciuti leggeranno, per scrivere parole che altri commenteranno. Possiamo fare acquisti senza muoverci dalla scrivania. Possiamo urlare la nostra opinione senza aprire bocca. Possiamo mostrare la parte migliore o peggiore di noi stessi, restando nell'ombra.
Ma. Non sembra anche a voi tutto molto… impalpabile? Etereo? Si ha l'illusione di avere tutto sotto controllo, ma… se stacchi la spina o te ne vai dove non c'è campo… sei tagliato fuori. Tutto svanisce e tu rimani… solo.
Intendiamoci, io sono la prima che fatica ad allontanarsi dal computer. Se non controllo di quando in quando i blog degli amici o i loro profili su facebook, mi sembra di perdermi qualcosa di importante. Ho il terrore che accadano cose fondamentali senza che io lo sappia. Però, se ci si pensa, anche questa è una paura virtuale. Perché si suppone che gli amici (veri) te lo dicano in faccia se gli capita qualcosa di importante. Giusto?
Dunque che senso può mai avere collezionare una lista di 200 "amici", quando poi non ne conosci neppure uno? Perché abbiamo il bisogno di ritagliarci un posto virtuale dove gli atri possano trovarci? Per quale motivo ci preme tanto instaurare una serie di contatti immateriali e poi non abbiamo nemmeno la forza di guardare le persone negli occhi?
Voi l'avete notato? Provate a farci caso. Le persone, per strada o negli autobus o nei negozi, non ti guardano mai negli occhi. Nessuno ti guarda più negli occhi.
Per me è straziante. Perché io adoro guardare le persone negli occhi. Soprattutto gli sconosciuti. Mi basta un istante. Si può capire tutto in quell'istante. Ma ultimamente è diventata un'impresa. A me piace osservare gli altri. Io vivo di osservazione. E quello che mi fa più male è che invece gli altri non lo fanno più. Nessuno si guarda intorno. Tutti sono presi dal cellulare, dall'sms, dalla musica… cose virtuali. E così facendo, si perdono ciò che gli sta intorno. Le cose vere. Reali.
Magari la realtà non sarà una gran bellezza. Però bisogna guardarla. Bisogna viverla. Se ci rifugiamo nel nostro piccolo mondo perfetto, ma fasullo… cosa ne sarà del mondo reale? Potrà sembrarvi strano, ma potremmo anche perderci qualcosa di buono. Non si può mai sapere.

6 commenti:

  1. Di che colore hai gli occhi?
    Rispondi a Gahagi.

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  2. Cos'è? Una domanda trabocchetto?

    I miei occhi sono castani, ad ogni modo. Caro Gahagi...

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  3. Io non so...Vedendo come gira il mondo in questi giorni ho sempre come l'impressione che questo continuo collegamento al network mondiale,il costante update di cose,ci faccia vivere come ad una velocità che non è nostra.
    Che con un clik si diventa amici e cose così..
    Insomma mi pare che tutto si riduca a numeri,e come dicevi tu,un pò ci si perdano le cose che succedono attorno a noi...
    Mi verrebbe da dire come riflessione al tuo post la frase di quella bellissima pubblicità di Spike Lee,"Sei ancora in grado di perderti?"..
    Perchè forse questa sicurezza di essere sempre qui aggiornato in ogni secondo di cosa avviene il mondo avrebbe bisogno di un pò di quella ingenua insicurezza..

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  4. La velocità a cui siamo "costretti" ad adeguarci di questi tempi davvero non ci appartiene. Si rischia di venire aggiornati in tempo reale sulle sciocchezze e poi di ignorare le cose importanti. Si rischia di concentrarsi sul dettaglio irrilevante e di mancare del tutto il quadro complessivo.
    Insomma, come già dicevo nel post, io sono una delle prime a cui piace tuffarsi nei global network (ma anche lì i miei amici restano pochi rispetto alla media generale), ma poi ho anche bisogno di tanta (tantissima) realtà... annusare, gustare, toccare, guardare, ascoltare... queste sono ancora le mie attività preferite.

    PS: la pubblicità di Spike Lee è meravigliosa... mi commuovo sempre quando la vedo...

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  5. i confini sono sempre più sfumati, intendo quelli tra reale e virtuale....

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  6. Purtroppo sì.
    Ma spesso è anche "colpa" delle persone che non hanno più voglia di fare un piccolo sforzo per coltivare rapporti reali e si rifugiano solo in quelli virtuali, credendo che siano la stessa cosa. Quando, ahimè, non è affatto così.
    Bisognerebbe che quella linea fosse un po' più marcata... per evitare di confondersi...

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