mercoledì 26 settembre 2007

LA CURA LUDOVICO

Ieri sera La7 ha mandato in onda per la prima volta "Arancia meccanica" di Stanley Kubrick. Il film è uscito nelle sale nel 1971.
36 anni fa. Sono passati 36 anni. A dirla così, la storia fa quasi sorridere. E invece la questione è serissima. Giorni fa si parlava proprio qui di censura… la mia domanda è: 36 anni non sono un po' troppi? Mi è capitato spesso di discuterne. Nove persone su dieci mi dicevano: è giusto che non passi in televisione. Quando ne chiedevo il motivo, quei nove su dieci rispondevano allo stesso modo: il film è troppo violento. Ma se indagavo oltre, finivo immancabilmente per scoprire che quegli stessi nove su dieci non l'avevano mai visto.
Il punto è che le parole arancia meccanica sono entrate nell'immaginario collettivo e sono associate all'idea di violenza. Quante volte al telegiornale avete sentito di un fatto di sangue all'arancia meccanica? Lo si usa ogni volta che ci sono crudeltà, gratuità, ferocia. Quasi che fosse un sinonimo. Spesso, troppo spesso, ci si dimentica che "Arancia meccanica" è prima di tutto un film. Un capolavoro universalmente riconosciuto del cinema. Un'opera d'arte. E allora torniamo alla domanda di partenza: perché farlo attendere 36 anni?
Nel 1998, in occasione di un'accurata operazione di restauro della pellicola, il film è stato nuovamente distribuito nelle sale. Io sono andata vederlo all'istante. Mi ricordo che il cinema era zeppo di ragazzini/e, a cui nessuno evidentemente aveva chiesto un documento. Una buona parte di loro ha sghignazzato durante tutta la proiezione… per il linguaggio più che per i contenuti. E il commento più diffuso all'uscita era: tutto qui? Si aspettavano l'ennesimo splatter. Nessuno aveva capito di aver appena visto una pietra miliare del cinema. Ma non certo per colpa loro. Semplicemente nessuno si era mai preso la briga di spiegarglielo.
Allora, mi chiedo, non sarebbe meglio educare alla cultura cinematografica invece di limitarsi a censurare, tirando rasoiate a destra e a manca? O peggio. Estromettendo un film dalla messa in onda televisiva per ben 36 anni?!

Ieri sera purtroppo non sono riuscita a vedere l'introduzione al film, con interviste ai protagonisti e approfondimenti vari. Però, ho letto una quantità di libri sull'argomento e vi posso raccontare un paio di cosette.
Il linguaggio stravagante utilizzato nel film non è un'invenzione del regista, ma di Anthony Burgess, lo scrittore inglese che nel 1962 ha pubblicato "A clockwork orange". Se non l'avete mai letto, fatelo perché ne vale la pena (scoprirete, tra le altre cose, che film e libro si concludono in modo completamente differente. Per darvi un'idea, ecco le prime righe del romanzo: "C'ero io, cioè Alex, e i miei tre soma, cioè Pete, Georgie, e Bamba, Bamba perché era davvero un bamba, e si stava al Korova Milkbar a rovellarci il cardine su come passare la serata, una sera buia fredda bastarda d'inverno, ma asciutta. Il Korova era un sosto di quelli col latte corretto e forse, O fratelli, vi siete scordati di com'erano quei sosti, con le cose che cambiano allampo oggigiorno e tutti che le scordano svelti, e i giornali che nessuno nemmeno li legge"). Nelle intenzioni dello scrittore c'era quella di ambientare l'azione in un ipotetico futuro metropolitano, ma l'assenza di precisi riferimenti spazio-temporali è voluta. Serve per creare l'effetto di una critica a tuttotondo alle società troppo repressive che finiscono per creare mostri. E che quando cercano di recuperarli, privandoli del libero arbitrio, peggiorano la situazione. Ecco dunque spiegati lo slang incomprensibile, l'arredamento psichedelico, l'abbigliamento estremo… A proposito: lo sapevate che le "divise" di Alex (il protagonista, ovvero un giovanissimo Malcolm McDowell) e dei suoi drughi sono opera di Milena Canonero (Oscar 2007 per "Marie Antoinette")?
Certo, la violenza è presente, ma spesso è anche sublimata, allegorica, teatrale. La crudeltà non è solo Alex che infierisce sulle sue vittime cantando "Singing in the rain", ma è anche Alex che si butta dalla finestra sulle note di Beethoven.
Potrei continuare per ore. Ma mi fermo qui. Solo un'ultima chicca: durante le riprese della famosa "cura Ludovico" (una tecnica innovativa per impedire ai criminali di essere recidivi… consiste nell'applicazione di uno strumento che impedisce di chiudere le palpebre e nell'essere successivamente piazzati a pochi metri da un mega schermo che manda 24 ore su 24 immagini di estrema violenza, sulle note di Ludovico van Beethoven…), Malcolm McDowell si era graffiato accidentalmente una cornea. Dolori atroci, arrossamento, lacrimazione… temendo di non farcela, informa il regista. Kubrick non si scompone e gli dice: non ti preoccupare, inquadrerò l'altro occhio… quello buono.

10 commenti:

  1. Ciao
    Ieri sera ho fatto appena in tempo a vedere l'ora di anticipo con interviste e commenti. Dopo di che mi sono addormentato all'inizio del film. ... MA l'ho registrato! poichè la prima ed unica volta che ho tentato di vedere questo capolavoro il dvd preso in prestito da un amico si è piantato a 3/4 del film e quindi non conosco la fine....
    non vedo l'ora di continuare!
    ciao.
    Rissey

    RispondiElimina
  2. Ottimo!
    Allora: buona visione! Sono certa che il finale non ti deluderà...
    Un abbraccio

    PS: com'era l'anteprima con le interviste? Ha parlato anche la moglie di Kubrick, vero?

    RispondiElimina
  3. Esatto! ed è stata la voce che più mi è parsa interessante, oltre che essere una Signora donna.
    Ed ha affermato di quanto la società di adesso si esprima molto peggio di quanto suo marito a mostrato nel film più di 30 anni fà.
    Raul Montanari ha poi descritto con un bel esempio cosa sia stato il cinema di Kubrick..
    ...Se tu volessi far capire ad un extraterrrestre cosa sia, cosa vuol dire Arte,....inizia e finisci con fargli vedere Arancia Meccanica.
    Ciao R.

    RispondiElimina
  4. Lo immaginavo. Diversi anni fa avevo letto un'intervista a Christiane Kubrick e mi era sembrata una persona meravigliosa, con un grande animo artistico... e anche in quell'occasione difendeva l'opera del marito. Le sue parole mi erano sembrate rassegnate più che risentite... dopo tanto tempo, non è cambiato nulla. "Arancia meccanica" aspetta per 36 anni, mentre l'orrore va in onda ogni giorno, al telegiornale o in molti (troppi) programmi di cosiddetto "intrattenimento"...
    Che tristezza.

    RispondiElimina
  5. l'altra sera ho visto giusto una parte dell'intervista, ma il film non me la sono sentita di rivederlo, non era la serata adatta. Però mi mancano quelle ambientazioni psichedeliche e l'abbigliamento.. della MADRE di Alex!!!
    :)

    RispondiElimina
  6. Già... le parrucche, soprattutto. E le scarpette di vernice!
    Io non lo rivedevo da un bel po' e ne ho approfittato... così è stato ancora più bello perchè ogni tanto capitava una scena che non ricordavo per niente (come Alex vestito da antico romano in una "rievocazione" biblica...) ed era bello vederla come se fosse la prima volta...

    RispondiElimina
  7. Già Arancia Meccanica è proprio uno dei film da vedere...Secondo me,come accade spesso,in passato molti film riuscivano ad essere più emotivi per il fatto che mostravano meno.E l'idea del mostrare meno fa lavorare l'immaginazione,che può colpirti molto di più di qualsiasi immagine.Arancia meccanica secondo me era,anzi è questo.Non un ritratto fine a se stesso di gioventù maledetta ma un insieme di critiche sociali,che hanno nella violenza un mezzo non un fine.L'idea del libro,i frutti del signore come arance meccaniche che funzionano a comando,è proprio quella che dicevi,rendere Alex impossibilitato alla violenza lo rende non più umano,ma un burattino in preda alle vendette delle sue vittime.Il fatto che questi film che fanno pensare siano censurati,mentre altri dove violenza senza fine viene buttata negli occhi di chi guarda dice tutto.Forse ci inquadrano l'occhi cattivo invece che fare come Kubrick e dare spazio all'occhio buono...

    RispondiElimina
  8. Sottoscrivo tutto quello che hai scritto! Oggi sono così rari i film in cui si richiede uno sforzo di immaginazione allo spettatore... adesso ci fanno vedere TUTTO, nel dettaglio... spesso più che a film dell'orrore sembra di assistere a lezioni di chirurgia applicata. Al contrario, in Kubrick si vede poco, pochissimo. Ma in compenso si fanno dei voli di immaginazione incredibili!
    Hitchcock, che era un altro che di cinema se ne intendeva parecchio, diceva che la paura non è lo sparo, ma l'attesa dello sparo... la paura non è vedere chi c'è dietro la porta, ma vedere la maniglia che gira lentamente...

    Ecco perchè "Arancia meccanica" dovrebbe vedersi un po' più spesso, mentre si farebbe volentieri a meno di molta spazzatura televisiva...

    RispondiElimina
  9. ah,Alfred.
    Credo che cose che mi terrorizzarono come la scena negli uccelli quando la madre trova il vicino ucciso e corre fuori senza riuscire ad urlare ce ne siano state poche....
    Forse BOB in twin peaks...
    Cielo,a ricordare tutto questo so già che faro innumerevoli incubi stanotte

    RispondiElimina
  10. Spero tu abbia avuto una notte senza troppi incubi...

    BOB aveva terrorizzato anche me... e prima di lui il buon vecchio Freddy, che aveva l'abitudine di sbucare di sotto il letto con il suo guanto artigliato e il maglione a strisce...

    Bisognerà fare una bella lista, prima o poi, di tutte le scene più spaventose del cinema...

    RispondiElimina