domenica 22 aprile 2007

A ME GLI OCCHI...

Sono andata a vedere "The illusionist" di Neil Burger. Ufficialmente perché nel film recita Edward Norton… ma questo già lo sapete. Ufficiosamente perché ero curiosa di vedere se la pioggia di stellette dei critici era giustificata.
Stavolta ho scelto il multisala sotterraneo (…ci sono dei simpatici omini che, quando ti strappano il biglietto, ti danno indicazioni tipo: "Giri a sinistra e poi tre piani sotto!"… che ansia!), a due passi dal Duomo. Dove le sale hanno nomi come Dafne, Elettra e Fedra. Era il primo spettacolo del pomeriggio. Saremmo stati in dieci, a voler essere generosi. E le uniche due signore chiacchierone erano rigorosamente dietro di me. Insomma, il mio solito scenario cinematografico.
La trama si racconta facile facile. Siamo a Vienna, ai primi del '900. L'illusionista Eisenheim (Edward Norton), da poco giunto in città con il suo spettacolo, ritrova l'amore giovanile mai dimenticato, Sophie von Teschen (Jessica Biel). Ma purtroppo lei è la promessa sposa dell'erede al trono Leopold (Rufus Newell). Dunque al mago non resta che ingaggiare una 'sfida prestidigitatoria' con il principe: più le illusioni diventano ardite e più Leopold si danna per smascherarle. Facendosi aiutare dall'ispettore Uhl (Paul Giamatti), indeciso tra la fedeltà alla corona (con prospettive di luminosa carriera) e la ricerca della verità (con grande beneficio per l'etica professionale). La posta è alta: il mago brama il grande amore, il principe brama il potere. Entrambi mettono in gioco la loro reputazione. E la sfida si protrarrà fino alla fine. Fino alle sue estreme conseguenze.
Non posso raccontarvi proprio tutto… sappiate solo che nel film c'è il trucco. E se osservate attentamente, bè, di certo non potrà sfuggirvi.
Comunque, ferme restando le abilità recitative del buon Edward, "The illusionist" non riesce ad emozionare più di tanto. Intendiamoci: si tratta sempre e comunque di un gran bel film (ce ne fossero!)… ma senza grossi brividi, senza palpiti dell'anima. Gli attori sono tutti in parte, soprattutto il trio maschile. Norton si è addirittura affidato alle "lezioni" di un noto prestigiatore per rendere credibile il suo personaggio. Le lacerazioni interiori di Giamatti e Newell sono rese benissimo dalla loro recitazione, misurata nel primo e sopra le righe nel secondo. La Biel riesce nella nobile impresa di portarsi a letto il mago e dunque si merita tutta la mia stima.
L'impeccabile ricostruzione d'epoca, sia nella scenografia che nella sceneggiatura, dona grande efficacia al film. I vestiti, i cafè, le strade, i teatri, i trucchi magici… è stato tutto ricreato nella Praga di oggi in modo perfetto. E poi la fotografia giallastra e un po' granulosa, come una vecchia foto, dà il tocco conclusivo alle immagini, rendendole talmente reali da sembrare una (vera) magia.
Io ci ho pensato a lungo. E alla fine ho capito qual è il problema. L'intero film si basa sul tentativo degli uni di svelare i trucchi degli altri. Si gioca su chi ha mentito a chi. Si dibatte sulla ricerca del modo per incolpare qualcuno. Ed è buffo assistere alle indagini, condotte con allegra superficialità nonché a lume di candela. È buffo osservare maldestri pedinamenti o ridicoli travestimenti. È buffo vedere la totale assenza di analisi, comparazioni, test, interrogatori serrati, autopsie. Certo, a quell'epoca le cose andavano esattamente così. La ricostruzione non si discute, ma…
Avete capito? Sì, dopo anni di "CSI"… siamo rovinati! Ormai lo capiamo subito chi è il colpevole. Ormai siamo troppo allenati a dedurre, confrontare, indagare. Ormai non ci fregano più. Dunque le trame troppo "semplici", alla maniera di Sherlock Holmes, ce le mangiamo a colazione! Appena spunta un cadavere sulla scena, pretendiamo che compaia il medico legale con il suo termometro da infilare nel fegato e che ci dica l'ora esatta del decesso. Appena intravediamo qualcosa di sospetto, invochiamo Grissom e reclamiamo di vedere l'analisi del dna!
Ecco perché "The illusionist" non emoziona. Perché abbiamo già visto tutto. E se qualcuno ci invitasse su un palco e ci dicesse: "A me gli occhi", probabilmente ci faremmo una bella risata. Non siamo più abituati ad immedesimarci in situazioni così lontane nel tempo e così prive di mezzi scientifici. Dove non c'erano impronte digitali da mettere nel database. Dove i "file" erano cartellette scritte a mano. Dove la magia riusciva ancora a incantare e confondere…

4 commenti:

  1. Eh, c'hai ragione...ma per gustare questi film basta prendere "l'antidoto".
    Qualche puntata di Poirot e il gioco è fatto! Anche se la scientifica non entra in scena ci riabituiamo subito ad arsenico e vecchi merletti!
    Provare per credere.... :-)

    Da 1 a 10...quanta l'invidia per la protagonista che si porta a letto il "tuo" Edward? :-)))

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  2. Hai ragione Paola! Bisognerebbe prepararsi con un po' di anticipo a questi film pre-CSI! E allora si gusterebbero di più le indagini senza microscopio elettronico!

    La mia invidia? Da 1 a 10??? Fammi pensare... mmm... 85!!!!!!!
    Perchè non te l'ho detto che poi lui le fa le coccole, vero???
    Aaaaarrrgggghhhh!

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  3. Oppure basterebbe, per gustare film così, leggere qualche Maigret.

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  4. E anche questa è un'idea...
    Resta il fatto che occorre "predisporsi" per vedere "The illusionist", altrimenti si finisce per trovarlo semplicistico.

    Fermo restando che si tratta sempre e comunque di un buon film. Su questo mi pare non ci siano dubbi.

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