Ieri sono stata a Padova. Invitata a parlare del mio libro, nella rassegna "Il libro nel bicchiere – Ombre di scrittura nelle trattorie del quartiere 4", alla sua seconda edizione.
[Per chi non fosse di quelle parti, ci terrei a far notare che la parola "ombra", in veneto, significa "bicchiere di vino"… quindi, complimenti a chi ha ideato lo slogan!]E un po' perchè sono mezza veneta e un po' perché gli incontri letterari in osteria, trattoria, pizzeria e quant'altro mi piacciono moltissimo, il sabato pomeriggio mi è andato giù liscio liscio. Mi sono divertita da pazzi e la presentazione è stata un successo.
Sono rientrata a Milano in serata. Il treno era semi vuoto e io ho sonnecchiato per buona parte del tempo. Al contrario dell'andata. Dove invece mi sono divertita ad osservare le persone e il panorama. Prendendo appunti su un quadernetto. Per non dimenticare niente. Perché sono convinta che la parte migliore di un viaggio siano le persone che ci stanno dentro. (Alcuni forse ricorderanno i post intitolati "Trainspotting", dove descrivevo le mie trasferte via ferrovia…). Ecco la trascrizione di quelle pagine… qua non si butta via niente!
"Alla Stazione Centrale di Milano hanno messo dei nuovi monitor ultra piatti lungo le banchine. Trasmettono spezzoni di film che non riesco a decifrare.
L'ES* per Padova parte in orario. Quasi, in orario. Ma cinque minuti non sono niente nell'economia della vita. Quattro posti più in là c'è una mamma che corregge i compiti dei figli a voce alta. Grazie a lei, stiamo un po' tutti ripassando l'ortografia e la grammatica.
Il tizio di fronte a me sta leggendo I BEAT MAGAZINE .C'è Beyoncé in copertina. Ha anche fatto acquisti: due film a me totalmente ignoti. "L'impiegato" e "Il bacio di una morta". Non porta la fede. Ma non è il mio tipo… io non faccio mai incontri interessanti in treno. Mai.
Accanto a me c'è una famiglia americana. Vanno a Venezia. Sono in tre. Padre, madre e una ragazza sui vent'anni. Lei ha un cuscino imbottito da mettere dietro il collo. Di quelli fatti a semicerchio, per dormire meglio.
Ogni trenta secondi c'è un cellulare che squilla. L'altoparlante ha appena chiesto di abbassare le suonerie. "Per non arrecare disturbo agli altri viaggiatori". La mia è abbassata. Se così non fosse, suonerebbe come il motivetto che Daryl Hannah fischietta in "Kill Bill – Volume 1". Quando incede a lunghe falcate nel corridoio dell'ospedale. Ricordate?
Volevo approfittare di questa gita a Padova per fare un salto a Twin Peaks. Per trascorrere qualche giorno lassù. Ma alla fine ho rinunciato. Ricorre un brutto anniversario in questo periodo. E io mi sento vigliacca. Ci sono cose che ancora non riesco ad affrontare. E chiunque dica che il tempo guarisce le ferite, mente.
Il meteo per oggi ha previsto pioggia. Io indosso un paio di stivali che mi piacciono molto. Senza tacco. So che darò una delusione a molte persone. Ma stamattina mi andava così.
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Alle porte di Brescia c'è un buffo complesso residenziale. Con villette a schiera dai colori pastello: azzurro, giallo, rosa, verde. Sembrano fuori posto, costruite con il Lego. Hanno i tetti piani.
Il tizio di fronte a me è passato a leggere JAM. In copertina c'è Ry Cooder. Con chitarra e occhiali vintage bordati di giallo acceso.
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Lago di Garda. È spuntato un timido sole. Forse i miei stivali sono salvi. Io comunque mi sono portata un piccolo ombrello. Le campagne sono ricoperte di viti e di alberi da frutto. Le villette a schiera hanno colori sgargianti. Sono intonate al paesaggio.
Credevo che questo treno sarebbe stato più affollato. Invece si va svuotando. La signora americana si è messa a leggere Colleen McCullough. Lui il giornale. La ragazza invece sonnecchia nel sedile di fianco a me. Con il suo cuscino rosso attorno al collo.
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Questo viaggio si sta rivelando più noioso del previsto. Il treno si è appena fermato a Vicenza. Non sono mai stata a Vicenza.
Fuori dal finestrino non c'è nulla che attiri la mia attenzione. Per qualche motivo mi ritrovo a pensare alla formula per calcolare l'area del trapezio. Certe volte i miei pensieri sfuggono ad ogni controllo e si rifugiano in luoghi inattesi.
Si riparte alle 13.58. "Come previsto", dice la voce di donna all'altoparlante. Sarò a Padova tra un quarto d'ora. Finalmente"
...io a Vicenza ci sono stata.. confermo, non c'è niente di interessante! peggio di pavia!!!
RispondiEliminaUrca! "Peggio di Pavia" è un'affermazione forte... ma devo ammettere che Vicenza non mi ha mai attratto. Al contrario di Verona o Brescia (per citare alcune città presenti sulla tratta MI-PD)... e se tu mi confermi la 'sensazione', allora mi sa che la sposterò in fondo alla mia lista.
RispondiEliminaBaci
Protesto! Vicenza ha una sua dignitosa, riservata bellezza - e i vicentini son persone di notevolissimo acume e anche maggior brio. Diversi dei miei migliori sodali in Augustinianum venivan da lì o da quella ubertosa provincia (qualcuno ha mai visitato davvero Schio, p. es.?). Lode in ogni caso al glorioso Triveneto, vero. Certo poi che Padova è nel mio cuore dai tempi dell'Anna, ma lei nemmeno sa più chi sono e difatti non si fila di pezza i complimenti che faccio a tutte, ma proprio tutte, le sue traduzioni.
RispondiEliminaSottoscrivo la lode al Triveneto, avendo io stessa una parte delle mie radici affondate da quelle parti. Ma mi resta la brutta sensazione su Vicenza... quando vado 'a casa' in Friuli e attraverso in macchina la provincia di Vicenza, lì c'è semmpre qualche 'problema meteo': nebbia fitta, pioggia battente, tempeste e uragani... soltanto lì, poi tutto sparisce... è inquietante!
RispondiEliminaPS: Padova è anche nel mio cuore, lo sai...
Lo so che Padova è pure nel tuo cuore (le scrittrici sono come i marinai: hanno il cuore in ogni porto e ogni città, dannazione. Non così i critici militanti, specie se tendenzialmente di sinistra e monogamissimissimi, santa polenta)
RispondiEliminaMai fidarsi delle scrittrici... hanno cuore e ormoni molto instabili!
RispondiEliminaE meno male che ci sono ancora taluni critici... sui quali poter contare!
Sono fedele alle amicizie (pur che letterarie, come quelle del Filologo Sommo. In amore, come noto, non si dànno amicizie, che non siano quelle collaterali, alla JPS et Simone, tanto dense e tanto rare, santa sempre la polenta)
RispondiEliminaRibadisco: se non ci fossero certi critici letterari, sarebbe una triste, tristissima vita!
RispondiEliminaLe parole della scrittrice, dice il gran poeta di Bisanzio, scrìvile sull'acqua del fiume che corre (specie se la scrittrice è bella, charmant e fashion addict, aggiunge un suo glossatore altomedievale, nevvero)
RispondiEliminaNon avrei saputo dirlo meglio.
RispondiEliminaGià da tempo sedotto, come in un thunderbolt da film americano dei 50s (non so, da una Deborah Kerr, una Tuesday Weld), l'anziano lettore militante non abbisogna d'ulteriori lusinghe: di cui è tuttavia gratissimo alla S. V. Piuttosto, sarete all'aperitivo per la presentazione di R. Postorino, La stanza di sopra, Milano, 2007? E' dalla Vicki Satlow, il 22 p.v., dalle 7:00pm - e ci saranno Giulia, magari il mancato ospite Renatino Mannheimer, molto o un po' del beau monde milanese-letterario.
RispondiEliminaCi farò senz'altro un pensiero. Non amo il beau monde, ma potrei fare un'eccezione...
RispondiEliminaIl beau monde milanese, paragonato al nostro (Monaco, Bad, Crans, Miami etc.) è a tutti gli effetti un demi monde. Ma il libro merita, l'autrice pure, Vicki è l'uragano di idee che tutti sanno e insomma val la pena di farci un salto.
RispondiEliminaVada per il demi monde, allora...
RispondiEliminaSe ha un senso l'attività del critico militante, esso è l'esser scaricati dai soggetti della critica in causa; e soprattutto quelli cui più assidua fu e tuttora è la devozione. Così è / la nostra vita e il mondo / come vento e nube fugge via
RispondiEliminaOibò! Chi vuoi che ti scarichi? Sei un cotale soggetto...
RispondiEliminaGià sentirsi bollare di 'soggetto' alle 7:28am di un venerdì mattina corrisponde a una discarica violenta, per quanto ovviamente autorizzata, non trovi? Salvo che puoi forse non essere al corrente dell'accezione gergale romana del lemma (ma per questo, rimando a F. Moccia, Ho voglia di te, Milano, 2006)
RispondiEliminaMai letto Moccia! Cosa della quale vado anche piuttosto fiera...
RispondiEliminaNel mio 'soggetto' non c'era alcunchè di offensivo, ma solo un benevolo complimento...
C'è un Fede Moccia in tutti noi ggiòvani, e quindi anche in te. Leggi, non te ne pentirai! Anche se l'ultimo sta al primo come Npde.2 sta all'originale, vacaputànga.
RispondiEliminaE peraltro: sei di una bellezza irritante (il Vaporidis, con quegli occhi da triglia bollita, ha un carrierone dinnanzi a sé)
Spiacente. Non frequento nè Moccia, nè tanto meno Vaporidis (che per capire chi diavolo fosse, l'ho dovuto cercare su Google...)
RispondiEliminaPlease, can You read my post? Click 'n' Go!
RispondiEliminaDetto fatto!
RispondiEliminaAnzi, meglio:
BEEN THERE, DONE THAT!