Oggi, esattamente un anno fa, è stato il giorno più brutto della mia vita. Non è una frase fatta, né sono parole usate a sproposito. Credetemi. Nessun precedente momento spiacevole è mai stato lontanamente paragonabile a quello.
Ho meditato a lungo sull'opportunità di scrivere le parole che ora avete sotto gli occhi. Ho pensato all'altra persona coinvolta. Mi sono chiesta se lei avrebbe approvato. E la risposta è stata: probabilmente sì. Il problema è che non posso domandarglielo. Il fatto è che queste parole ormai servono solo a me. Perché la realtà è che faccio fatica a parlarne di persona. Con chicchessia. Quindi faccio quello che mi riesce più facile: scrivo.Oggi, esattamente un anno fa, era un giorno come tanti. Avevo dormito male… ma non era certo una novità. In più, ero appena uscita da una pessima influenza. Mi sentivo stanca, avevo le occhiaie. Il mio libro era uscito da poco e tutti volevano qualcosa da me. Ma tutto sommato, quel giorno non aveva niente di speciale.
Quel giorno è iniziato come tanti altri. Ed è finito con me che compravo fiori per il funerale della mia migliore amica. Aveva trentasette anni e se n'è andata in un giorno qualunque.
Non saprei da che parte cominciare per raccontarvi di lei. Di me. Di noi. Ci siamo conosciute per caso. Siamo rimaste amiche per diciassette anni e mezzo. Spesso scherzavamo sul fatto che eravamo durate più di molti matrimoni di nostra conoscenza. Non abbiamo mai litigato. Discusso spesso, ma litigato mai. Gli scontri più frequenti riguardavano gli uomini. A me non piacevano quelli che frequentava lei, a lei non piacevano quelli che frequentavo io. E ci rimproveravamo a vicenda. Ma alla fine accettavamo le reciproche scelte e decisioni. Pur se a malincuore.
Non ci vedevamo spesso. Lei abitava tra le montagne. Ma ci sentivamo ogni volta che avvertivamo il bisogno di condividere qualcosa. Riusciva sempre a farmi ridere, anche nei momenti peggiori. Non era mai gentile per farmi un favore, mi diceva quello che pensava schiettamente. A volte le sue parole facevano male, ma subito dopo mi abbracciava. Mi stringeva forte. Aveva un carattere difficile e io pure… non ho mai capito come fosse possibile che andassimo tanto d'accordo.
Ogni tanto mi dimentico che non c'è più. E se vedo una cosa che mi colpisce, prendo il telefono per scriverle un messaggio. Il suo numero è ancora nella mia rubrica. Poi capisco che non posso e il cuore mi si ferma per un istante. Quello è il momento peggiore… quello della consapevolezza. Dura un attimo, ma è terribile.
Suo padre ha voluto che avessi il suo orologio. Probabilmente in questo momento suo padre mi odia, perché da quando me l'ha dato non sono più andata a trovarlo. Prima ero praticamente di casa: sua zia aveva sempre una parola gentile per me, suo zio mi guardava sospettoso come se non mi riconoscesse. Ma adesso proprio non riesco ad imboccare la strada di casa sua. Ho messo l'orologio per la prima volta la settimana scorsa. Perché finalmente la pelle del cinturino non rimandava più il suo profumo.
Io sono una persona che non crede alle ferite che spariscono. A me piacciono le cicatrici. Non credo che il tempo aiuti a stare meglio. Ma solo che aiuti a sbarazzarsi dei dettagli inutili. Per esempio, non ricordo che cosa ho mangiato per colazione quel 17 febbraio di un anno fa. Ma ricordo quella maledetta telefonata. Non so com'ero vestita. Ma so che ho comprato dei ciclamini… e so che mi sono sentita stupida. Abbracciavo quell'enorme vaso e mi chiedevo: che cazzo ci faccio con un vaso di ciclamini in mano?
Ve lo assicuro. Non vorrei che queste mie parole suonassero tristi. Vorrei solo che l'aveste conosciuta. Perché era una persona eccezionale. Perché era una mia amica. E perché non conosco un altro modo di venirne a capo. Dato che è già passato un anno e io faccio ancora fatica a crederci.
smauck..
RispondiEliminanancy
Grazie. Per tutto. E soprattutto per esserci.
RispondiEliminaUn abbraccio
Un abbraccio forte.
RispondiEliminaHo appena letto il post e non riesco a trovare altre parole!
Grazie.
RispondiEliminaAnch'io ho faticato tanto a trovare le parole per questo post...
E il tuo abbraccio è prezioso e molto (MOLTO) gradito.
Ho appena letto il tuo post Giorgia, e voglio dirti che le tue parole aiutano anche me.
RispondiEliminaSpero tu ti senta un pò meglio.
Come mi sento io.
Grazie. Un abbraccio
L.
Purtroppo ancora non mi sento meglio...
RispondiEliminaMa sono felice di averti aiutato. Condividere i propri sentimenti serve anche a questo.
Un abbraccio
..in certi casi non conosco le parole adatte.. un abbraccione
RispondiEliminaForse non esistono le parole adatte... però un abbraccione è meglio di tutto! Grazie.
RispondiEliminaHo letto il tuo post sabato e, confesso, con le lacrime agli occhi me ne sono andata senza riuscire a scriverti niente.
RispondiEliminaHo fatto lo struzzo, non ti sono stata d'aiuto e me ne dispiaccio moltissimo, ma oggi non posso non chiederti, sì, insomma, se stai un po' meglio...
Un abbraccio grande grande,
Paola
Paola, mentirei se ti dicessi che sto meglio. L'unica cosa che posso fare è non pensarci troppo, tentare di non far gravitare ogni mio pensiero attorno a quello...
RispondiEliminaHo impiegato giorni a scrivere quel post... e per giorni sono stata intrattabile... ma alla fine, il mio scopo era tirare fuori (almeno in parte) ciò che mi sono tenuta dentro per un anno. Volevo dargli forma e condividerlo... quindi, il semplice fatto che tu l'abbia letto, per me è stata una piccola/grande vittoria.
Grazie per avermi letta e pensata...
Un abbraccio.
Se può servire a qualcosa, un abbraccione anche da parte mia.
RispondiEliminaCerto che serve! Un abbraccione serve sempre!
RispondiEliminaGrazie mille.
Seguendo il tuo input ho fatto una cosa che mi ha sempre procurato dolore solo a pensarci!
RispondiEliminaGrazie
Sono felice di esserti stata utile in qualche modo...
RispondiEliminaPosso solo aggiungere che il dolore è più sopportabile quando è condiviso con gli altri...
Un abbraccio
..mi dispiace, tanto..purtroppo posso solo dirti questo, per caso, ad un anno di distanza. Ale
RispondiEliminaGrazie.
RispondiEliminaAvere avuto la forza di scriverlo mi ha un po' aiutata a tirare fuori le parole che ancora non riesco a dire.
Sapere che in molti mi hanno letta e pensata, anche solo per caso, mi è di grande conforto.
Perciò, di nuovo, grazie.