martedì 6 giugno 2006

IL TITOLO NON E’ TUTTO – parte I *

Siete da tempo in cerca del lavoro perfetto che risponda a tutte le vostre aspettative e che vi garantisca lauti guadagni? Nell'attesa, forse è meglio che cominciate a tratteggiarvi un'alternativa. Un ripiego. Una via di fuga.
Quello di cui avete bisogno è una professione facile facile che vi tenga le mani occupate. Un lavoretto stimolante e creativo, ma che non impegni troppo. Qualcosa che vi permetta di vantarvi con gli amici, proclamando con orgoglio la leggendaria frase: "Io lavoro nel cinema!"
Se siete in possesso dei dieci requisiti (indispensabili) elencati qui sotto, allora avete tutto ciò che serve per diventare TITOLISTA. Ovvero colui che decide il titolo con cui i film stranieri dovranno uscire nelle sale italiane. Avrete così l'occasione di entrare 'a pieno titolo' nella storia della cinematografia! Certo, nessuno ricorderà il vostro nome, ma di sicuro tutti apprezzeranno le vostre gesta.  

1. LA CONOSCENZA DI UNA O PIÙ LINGUE STRANIERE NON È RICHIESTA: sottili differenze di traduzione sono ammesse. Ma chi l'ha detto che le traduzioni devono essere letterali? Spesso il significato reale deve lasciare spazio all'estro personale. In questo modo, 'l'armata delle ombre' ("L'armée des ombres", J.-P. Melville, 1969) si trasfigura ne "L'armata degli eroi"; "Tequila sunrise" (R. Towne, 1988) si trasforma in "Tequila Connection"; gli 'affari interni' ("Internal affairs", M. Figgis, 1990) diventano "Affari sporchi"; le 'menti pericolose' ("Dangerous minds", J.N. Smith, 1996) si riducono a "Pensieri pericolosi"; il 'fedele' ("Faithful", P. Mazursky, 1996) diviene "Infedeli per sempre"; la 'teoria del complotto' ("Conspiracy theory", R. Donner, 1997) è "Ipotesi di complotto"; le 'regole d'ingaggio' ("Rules of engagement", W. Friedkin, 2000) si convertono in "Regole d'onore" e 'il peso dell'acqua' ("The weight of water", K. Bigelow, 2001) si tramuta ne "Il mistero dell'acqua". E via dicendo.  
2. LA CAPACITÀ DI RENDERE ACCATTIVANTE OGNI PAROLA È FONDAMENTALE: si raccomandano caldamente sottintesi e riferimenti sessuali. Esiste qualcosa di più invitante di un'esplicita allusione al sesso? Ecco dunque il 'territorio del Colorado' ("Colorado territory", R. Walsh, 1949) diventare "Gli amanti della città sepolta"; 'una casa per le vacanze' ("A summer place", D. Daves, 1959) divenire "Scandalo al sole"; un 'cowboy di mezzanotte' ("Midnight cowboy", J. Schlesinger, 1968) trasformarsi in "Un uomo da marciapiede"; 'la fidanzata del pirata' ("La fiancée du pirate", N. Kaplan, 1969) tramutarsi in "Alla bella Serafina piaceva far l'amore sera e mattina"; il romantico 'in un giorno sereno puoi vedere all'infinito' ("On a clear day you can see forever", V. Minelli, 1970) svilirsi ne "L'amica delle 5 e ½"; generiche 'cose selvagge' ("Wild things", J. McNaughton, 1998) precisarsi in "Sex crimes- Giochi pericolosi"; l'invito a 'mantenere la fede' ("Keeping the faith", E. Norton, 2000) ammiccare in "Tentazioni d'amore" e il tradizionale 'oggi sposi' ("Just married", S. Levy, 2003) esplicitarsi in "Oggi sposi niente sesso". E via alludendo.  
3. LO STUDIO APPROFONDITO DEI CLASSICI È INDISPENSABILE: in particolare, si rimanda al celebre "effetto John Ford". Chi lo dice che i titoli dei vecchi film western non hanno niente da insegnare? Il ben noto 'effetto John Ford', ad esempio, ha trasformato una 'diligenza' ("Stagecoach", 1939) in "Ombre rosse"; la 'mia cara Clementina' ("My darling Clementine", 1946) in una "Sfida infernale"; i 'tre padrini' ("3 godfathers", 1948) ne "In nome di Dio"; il 'nastro giallo che lei indossava' ("She wore a yellow ribbon", 1949) ne "I cavalieri del nord ovest"; 'i cercatori' ("The searchers", 1956) in "Sentieri selvaggi"; 'sergente Rutledge' ("Sergeant Rutledge", 1960) ne "I dannati e gli eroi" e 'autunno Cheyenne' ("Cheyenne autumn", 1964) ne "Il grande sentiero". Anche se la chicca rimane "Rio Grande" (1950), miracolosamente mutato in "Rio Bravo". E via elencando.  
4. L'IGNORANZA ASSOLUTA DEI NOMI PROPRI È FORTEMENTE CONSIGLIATA: onomastica e toponomastica sono un dettaglio irrilevante. Chi lo dice che i nomi sono importanti? La parola d'ordine è: trasformazione. O meglio ancora: cancellazione. Pensate che Nick sia meglio di Luke? Allora "Cool hand Luke" (S. Rosenberg, 1967) diventerà "Nick mano fredda". Sundance Kid vi sta antipatico? Eliminatelo! E "Butch Cassidy and the Sundance Kid" (G.R. Hill, 1969) sarà soltanto "Butch Cassidy". Così facendo, "Bonnie and Clyde" (A. Penn, 1967) svanirà in "Gangster story"; "Jeremiah Johnson" (S. Pollack, 1972) in "Corvo rosso non avrai il mio scalpo"; "Harper" (J. Smight, 1976) in "Detective's story" e "Frankie and Johnny" (G. Marshall, 1991) in "Paura d'amare". Non sapete dove si trova un fiume? Trasformate "Rio Bravo" (H. Hawks, 1959) in "Un dollaro d'onore". Non conoscete Cecil B. De Mille? Allora "Cecil B. Demented" (J. Waters, 2000) sarà "A morte Hollywood". E via inventando.  
5. LA PROPAGANDA DEI VALORI MORALI È TASSATIVA: amore e matrimonio sono i pilastri di ogni buon titolo che si rispetti. Che male c'è a prospettare amore e nozze in qualunque titolo vi capiti a tiro? In fondo non si tratta di vendere sogni? Ecco dunque che 'stupidi' ("Fools", T. Gries, 1970) si trasformerà in "Ha l'età di mio padre, ma l'amo pazzamente"; 'il miracolo' ("The miracle", N. Jordan, 1991) in "Un amore, forse due"; "Housesitter" (F. Oz, 1991) in "Moglie a sorpresa"; 'sangue innocente' ("Innocent blood", J. Landis, 1992) in "Amore all'ultimo morso"; 'mentre stavi dormendo' ("While you were sleeping", J. Turteltaub, 1995) in "Un amore tutto suo"; 'lo specchio ha due facce' ("The mirror has two faces", B. Streisand, 1996) in "L'amore ha due facce"; 'Hal il superficiale' ("Shallow Hal", B.&P. Farrelly, 2001) in "Amore a prima svista" e 'intollerabile crudeltà' ("Intolerable cruelty", J.&E. Coen, 2003) in "Prima ti sposo poi ti rovino". E via illudendo.

* L'intero decalogo era troppo lungo per un solo post... quindi l'ho diviso in due parti. E, per la cronaca, si tratta di una cosa scritta più di un anno fa... ma mi è tornata in mente oggi a causa dei commenti al mio precedente post...

4 commenti:

  1. Il mio preferito:
    Lost in Translation. Sottotitolato in italiano con "L'amore tradotto".

    CAZZO, NO!
    Ce l'avevano quasi fatta a non distruggere il titolo, e invece... E INVECE NO!
    Gran colpo di coda...

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  2. Fantastico! MA cos'è che vorrebbe dire esattamente L'AMORE TRADOTTO???!!!

    Giuro che mi piacerebbe vederla in faccia una di queste persone... che se inventa titoli del genere...

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  3. però chi ha titolato "non drammatizziamo... è solo questione di corna" il film di truffaut "domicile conjugal" è un criminale.

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  4. Concordo in pieno, diderot1.
    E hai battuto sul tempo la seconda parte del mio post, in cui si cita anche il titolo di Truffaut...

    Andrebbero previste delle punizioni per certi 'criminali'...non credi???

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