lunedì 8 maggio 2006

COME NASCE UN'OSSESSIONE

Ormai non si contano più quelli che mi hanno chiesto: perché ti piacciono le scarpe? Da dove proviene questa tua fissazione?
Io vado in crisi con questo genere di domande. Come si può spiegare un'ossessione? (E soprattutto, perché mai dovrei spiegarla?!) Un'ossessione è tale perché è irrazionale. Irragionevole. Quindi, per sua natura, inspiegabile. Ma tutti vogliono sapere. Indagare questo mio 'problema'. Scoprire se c'è qualcosa sotto. Si sa, scavando ben bene, si finisce sempre per trovare qualcosa. Sotto. E allora: mano alle vanghe! Ai badili!
Beh, sono spiacente di annunciare che questo scavo non avrà luogo.
Ho una fissa per le scarpe. Punto. C'è chi colleziona francobolli. C'è chi ama la pallanuoto. C'è chi adora il campeggio. Io sbavo sulle ultime Patrick Cox… che altro c'è da aggiungere?
In compenso però, sono riuscita a ricordare il mio punto di svolta. Ovvero il momento preciso in cui le scarpe hanno smesso di essere dei manufatti convenzionalmente infilati ai piedi. E si sono trasformate in un problema. Il mio problema.
Io ho frequentato un liceo di Pavia. Per chi si intende della città, quello accanto alla Chiesa del Carmine. Sempre nei pressi del suddetto liceo c'è anche piazza Petrarca. E lì, due volte a settimana, fanno il mercato.
Insieme alla mia compagna di banco, spesso e volentieri approfittavo dell'ora di religione del sabato per farci un giro. Il trucchetto era questo: io e lei aspettavamo l'insegnante con un plico di fogli in mano e gli dicevamo che la prof dell'ora precedente ci aveva incaricate di fare delle fotocopie. A questo punto va' specificato che all'epoca la mia scuola non era dotata di una propria fotocopiatrice… c'era una convenzione con una copisteria dall'altro lato della strada… quindi qualcuno doveva uscire.
Io e la mia compagna contavamo su tre fattori incontestabili:
-il prof di religione non faceva mai troppe domande
-eravamo all'ultimo anno
-avevamo due facce da brave ragazze
Loro si fidavano e noi andavamo al mercato di piazza Petrarca.
Durante una di quelle scappatelle, ho visto una paio di scarpe in una bancarella. Décollettée beige, intagliate sui lati, con una tacco a spillo di 7-8 cm. Io non avevo mai portato scarpe più alte di 6 cm… ma in quei pochi millimetri c'era tutta la differenza del mondo. E quelle scarpe erano splendide. Non so dire perché mi avessero colpito tanto. So che dovevo averle. Volevo indossarle. Ad ogni costo.
E le ho avute. Le ho comprate la settimana successiva… ero rimasta con il fiato sospeso per sette giorni nel terrore che non ci fossero più. Sono rientrata a scuola nascondendole sotto il giubbotto. I compagni mi hanno presa in giro. "Non te le metterai mai!" dicevano. E invece me le sono messe. Eccome se me le sono messe.
Quella è stata la mia svolta. Da allora l'ossessione è andata in costante crescendo. Non ha mai accennato a placarsi. Fino a quel giorno, il mio rapporto con le scarpe era stato di tipo 'monomaniaco'… ovvero mi sceglievo un paio di scarpe che mi piacevano e mettevo sempre e solo quelle. Finché non le distruggevo.
Ho avuto il mio periodo 'ballerina dorata', quello 'superga blu', quello 'all-star', quello 'mocassino marrone', quello 'anfibio', quello 'stringato di vernice'… e poi, le scarpe beige del mercato di piazza Petrarca hanno cambiato tutto.

Che senso avrebbe indagare oltre? Questa è la mia ossessione… giù le mani dagli attrezzi da scavo!

7 commenti:

  1. lo so lo so ...io sono nel periodo giallo ...tremendo.

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  2. Che bello il periodo giallo!!!
    Io purtroppo non riesco ad uscire dal mio attuale periodo ossessivo-compulsivo verso i lustrini... nel senso che compro qualunque cosa sia anche solo vagamente luccicante...

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  3. Mi avevano detto persone solo vagamente di parte che questo era un gran blog. Sbagliavano. Questo blog è unico, nel web italiano.
    Stivaletti Latousse no, in ogni caso? Certo, di lustrini non ne hanno. E in ogni caso, complimenti, neh.

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  4. Grazie. Troppo buono, come al solito.
    Quelle persone 'vagamente' di parte esagerano sempre...immagino che sia perchè mi vogliono molto bene.
    Aspetto i tuoi prossimi commenti.
    E grazie ancora.

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  5. Se tu dici che sono troppo buono, vuol dire che non leggi quanto scrivo un po' da per tutto (e fai benissimo, non dico mica, eh). E piàntala di ringraziarmi, capo!

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  6. ...intendevo troppo buono con me. Per quanto riguarda gli altri, puoi essere spietato!

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  7. Tu fàmmi leggere qualcosa di tuo che sia un po' meno di attraente, e vedi se ti concio per le feste. Al momento, ciò non è successo (sebbene ricordi qualche valutazione non proprio entusiastica su almeno un testo rurale letto qualche mese fa, vero). E peraltro, pare che il Giornale abbia in mente di occuparsi di te, quindi sta' attenta, come dire: non sempre son rose e fiori.

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