Il nostro gusto (inteso non solo come 'papille gustative', ma piuttosto come 'lista di desiderata') evolve insieme a noi. Mentre cresciamo (nel fisico e nell'intelletto), le mode cambiano. Le tendenze sterzano. E di conseguenza la nostra wish list si modifica.
Per me non è stato affatto semplice ricordare cosa desideravo a cinque o dieci anni. Faccio persino fatica a ricordare cosa desideravo stamattina…Comunque ci ho provato… e quello che segue è un po' la spremuta zuccherata dei miei (deboli) ricordi.
A 5 anni l'oggetto del mio desiderio era una bambola. Mia nonna Erminia aveva una bellissima bambola in camera sua, con i capelli ricci e un lungo vestito verde. Era alta più o meno come me all'epoca. Ma non mi era permesso giocarci, perciò mi sedevo sul letto e la osservavo. A volte la avvicinavo e facevo dei discorsi con lei. Temo di averle anche dato un nome. La consideravo un giocattolo di livello superiore, al quale non potevo ancora avere accesso. Ovviamente, nel momento in cui mi è stata data l'autorizzazione a procedere, quella bambola ha perso ogni attrattiva.
A 10 anni, il mio gusto si era raffinato al punto da desiderare spasmodicamente la macchina decappottabile di Barbie. Era rosa shocking, con delle strisce bianche sulle fiancate. Perfetta per le gite fuori città della mia bambola pin-up e del suo muscoloso fidanzato. Purtroppo, nonostante la inserissi regolarmente nelle mie letterine a Babbo Natale, non l'ho mai ricevuta in dono.
Intorno ai 13 anni, in piena tempesta adolescenziale e nel bel mezzo degli anni '80, non avrei potuto desiderare altro che il bauletto della Naj-Oleari. Quello rosa di vernice, con grandi fiori ton sur ton. Neppure questo l'ho mai ottenuto (che oggetto del desiderio sarebbe altrimenti?), ma principalmente perché costava uno sproposito. In compenso, lo possedeva una mia compagna di classe, che chiaramente mi suscitava rigurgiti di bile inquietanti per una tredicenne.
Alla soglia dei 18 anni volevo a tutti i costi un videoregistratore. Avevo da poco scoperto l'amore per il cinema e desideravo potermi svincolare dai deboli palinsesti televisivi. Ma la diffusione della magica macchinetta era solo agli inizi e pochi se la potevano permettere. Sono riuscita a spuntare un televisore personale, ma per il videoregistratore ho dovuto attendere ancora un paio d'anni.
In compenso, a 20 anni bramavo a tal punto l'idea di fuga e di libertà da desiderare una moto. Per la precisione una Honda CBR 600. Rossa. All'epoca possedevo una misera 125 ma non mi bastava più. Volevo più potenza, più velocità. Più tutto. Ovviamente, per Natale ho ricevuto un videoregistratore.
All'incirca a 23 anni, l'oggetto dei miei sogni più sfrenati era un compagno di università di nome Christian. Ero già in crisi di coscienza per l'errore commesso iscrivendomi a ingegneria… e lui mi dava un valido motivo (l'unico peraltro) per frequentare le lezioni. E per la legge sulla privacy, mi fermo qui.
A 27 anni, causa un viaggio formativo oltreoceano nella Windy City, mi è venuta la fissa per le poltrone di Mies van der Rohe (le MR90 del 1929). Quelle con la struttura ad X e i cuscini di pelle. Ma una volta scoperto il prezzo di vendita, ho ripiegato su un paio di più modesti sgabelli in plastica di Philippe Starck. Ma il confronto non regge.
A 30 anni, momento di bilanci e di introspezioni, ho a lungo desiderato una miracolosa crema antirughe. Scoperta per caso nei laboratori di ricerca di un'azienda cosmetica di Salt Lake City (in realtà stavano cercando un rimedio per le smagliature), l'intruglio in questione ha un nome spaventoso: StriVectin-SD. Costa un patrimonio ed è praticamente introvabile.
Oggi. So che tutti si aspettano che io confessi di desiderare un paio di scarpe. Ma come faccio? Ad ogni stagione ne escono centinaia… come potrei scegliere solo un modello? La verità è che le vorrei tutte. Indistintamente. Quindi no, l'oggetto del mio desiderio attuale è qualcos'altro. Ma ha sempre a che fare con le scarpe. Si tratta di un luccicante gingillo di alluminio, disegnato da un signore di nome Manolo. Il suo nome ufficiale è SILVER SHOEHORN. Guardare per credere.
Quel gingillo sarà nostro!!
RispondiEliminaNancy
Mi sono sempre chiesta perchè le donne abbiano tutta questa fissa per le scarpe. Voglio dire, ho vagonate di amiche che sbavano per: stivalistivalettipolacchinisabotciabattinetacchialtibassiaspilloacroceacomecazzovuoi.
RispondiEliminaIo no. A me piacciono un sacco le camicie. E le giacche. Le scarpe, ok, van bene, ma non è che ci ho la fissa. Forse sono femmina per sbaglio?!
Non credo...mha!
E comunque...quel gingillo non si guarda!
RispondiEliminaMmm...da molto tempo ormai ho smesso di farmi domande sulla mia fissa per le scarpe. Si tratta semplicemente di una magnifica ossessione e come tale non va troppo indagata. Non credi?
RispondiEliminaE decisamente non è una caratteristica solo femminile, nè tantomeno di tutte le femmine...ci mancherebbe!
Evviva le giacche e le camicie!
Ciao Giorgia! figurati! le cose che ho detto e che continuerò a dire sul tuo libro sono sincere! hai scritto delle pagine bellissime (certe le avrei sottolineate tutte)! concordo con quello che ha detto Francesca! e poi il tuo blog è davvero simpatico! mi ha fatto davvero piacere averti conosciuta! passerò a trovarti qui ogni tanto! un saluto & un bacione! Carlo di F.
RispondiEliminaC'e' moto e moto... e francamente la cbr honda e' la peggiore... dopo 20 000 Km devi buttarla... mah !!!! la gente e' bizzarra...
RispondiEliminaSono certa che ciò che scrivi è sacrosanto. Ma devi sapere che io, allora come oggi, capisco poco o niente di moto. E all'epoca desideravo proprio quella con tutta l'irrazionalità con cui si desiderano le cose più improbabili.
RispondiEliminaComunque, sì, sono decisamente bizzarra...
Ciao Buongiorno!
RispondiEliminaho letto una recensione sul tuo ultimo libro e mi sono incuriosita... arrivata a questo post sono soddisfatta della mia ricerca!
Io avevo l'ossessione per le scarpe già a 5 anni! starei senza mangiare per un mese se servisse per un paio di Manolo Blahnik! questo aggeggio ha una bella linea, lo metterei sulla parte alta della mia libreria dove stagana un po' di tutto... ma non mi soddisfa molto. Mentre ammetto di poter condividere anche la smania per architetti e progettisti. Ho passato 5 giorni a Vienna a visitare anche i cessi delle stazioni di Otto Wagner approfittando per chiudere nella capitale dell'Impero asburgico la mia decennale storia d'amore.
Che bello!
RispondiEliminaSono contenta che la tua ricerca non sia stata una delusione. Felice di condividere con te passione/ossessione per scarpe ed architettura (le due cose non sono così lontane, a pensarci)...
Per quanto riguarda l'aggeggio argentato...l'ho visto 'in carne ed ossa' e non è affatto male...inoltre al momento è l'unica cosa con la scritta Manolo Blahnik che mi posso permettere!
Grazie della visita.