sabato 20 febbraio 2010

QUESTO BLOG NON E' MORTO...

Lo so. Avevo detto che avrei scritto qui più spesso... e invece sono sparita per due mesi! Non capisco ancora come sia potuto accadere.
Da qualche parte ho letto che i social network (Facebook, Twitter, MySpace e quant'altro) stanno uccidendo i blog. Lentamente ma inesorabilmente. Forse c'è un fondo di verità. Ma nel profondo, mi rifiuto di accettarlo. Quindi sappiate fin da ora che, nella fattispecie, questo blog non è morto. Magari è un tantino acciaccato, ma si riprenderà.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo all'argomento del post che avete sotto gli occhi: libri.
Io non sono una persona che ama consigliare libri. Ognuno ha i suoi gusti... ed è così difficile riuscire a fare appassionare qualcuno alle stesse cose che piacciono a noi. Insomma, il più delle volte è una battaglia persa in partenza. E si finisce per rimanerci male. Però, quando un libro mi piace DAVVERO, quando un autore DAVVERO mi entusiasma... allora non riesco a tenermelo. Devo dirlo a qualcuno. Devo convincere tutti che ne vale la pena.
E ultimamente sono stata fortunata, perchè ho letto ben due libri che mi sono piaciuti da pazzi.

"Una cosa divertente che non farò mai più" di David Foster Wallace.
Conosco e amo questo giovane scrittore americano da parecchio tempo. Ha scritto cose splendide. Mi duole dover dire che Wallace ha volontariamente lasciato questo mondo nel settembre del 2008... ciò significa che non leggeremo mai più nulla di suo. Ed è un peccato, un
vero peccato. Qualche tempo fa, ripulendo gli scaffali, mi sono ritrovata fra le mani il libretto verde che vedete qui a lato. Supera a malapena il centinaio di pagine, ma per pigrizia non l'avevo mai letto. Mi sono bastate poche ore e adesso sono qui a consigliarlo a tutti voi. Non voglio svelarvi troppo... vi dico soltanto che nel 1995 a Wallace è stato commissionato un reportage. In pratica, una rivista lo pagava per partecipare ad una crociera nei Caraibi, per poi descriverla ai suoi lettori. "Una cosa divertente che non farò mai più" è il risultato di quel viaggio: "La nave era così bianca e pulita che sembrava sterilizzata. Il blu mare dei Caraibi variava dal color coperta-di-neonato-maschio fino al fosforescente; lo stesso per il cielo. Le temperature erano uterine. Persino il sole sembrava programmato secondo le nostre esisgenze. Il rapporto equipaggio-passeggeri era di 1,2 a 2. Era una crociera extralusso".
Ovviamente, nessuno vorrà mai più fare una crociera dopo aver finito il libro. Ma in compenso riderete fino alle lacrime. Vi sembrerà di non aver mai letto nulla di più spassoso e triste allo stesso tempo.
Se ancora non conoscete David Foster Wallace, vi consiglio vivamente di iniziare da questo libretto e di leggere poi qualunque cosa abbia scritto. Ve ne innamorerete. Credetemi.

"Incubo a seimila metri" di Richard Matheson.
Innanzitutto, questa è una raccolta di racconti del terrore, scritti attorno agli anni '60. Inoltre, Matheson è un genio della paura vera. Qualunque angoscia, ossessione, fissazione, fobia, paranoia o altro possiate avere, lui l'ha considerata e poi trasformata in una storia
agghiacciante. Per farvi capire, dai sui libri sono stati tratti numerosi episodi di "Ai confini della realtà" e svariati film (uno degli ultimi "Io sono leggenda").
Da questi racconti non aspettatevi niente di troppo sfacciato o splatter. No, le storie di Matheson sono del genere che ti si insinua nella testa come un tarlo. Quel genere che ti fa venire voglia di accendere la luce. Quel genere che ti fa sentire cigolii e sussurri anche dove non ci sono. Persino la musica di un'orchestrina, nelle mani di Matheson, diventa spaventosa: "Cominciò la musica: un gemito di ottoni con la sordina. L'interpretazione jazzistica del buio tangibile... innestata su una pulsazione ritmata di batteria. Un dolore di sassofono, una minaccia di trombone, un lamento controllato di tromba, che violentarono l'aria in un coro stridulo".
Fantasmi, mostri, case infestate, bambini posseduti, allucinazioni, paranoie da guerra fredda, zombie, incubi notturni che strisciano fuori dal buio e vengono a prenderti... vi ricorda niente? Tranquilli, è normale. Se state pensando a un qualunque film dell'orrore degli ultimi 40 anni, probabilmente gli sceneggiatori si sono ispirati a Matheson.
Io ormai non riesco più a smettere di divorare le sue parole.

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