giovedì 14 febbraio 2008

REALTA’ vs SCENEGGIATURA

Non so se ci avete fatto caso, ma tutte le mattine su Italia1 danno le repliche di "Happy days" [a seguire danno anche "Dharma & Greg", ma questa è un'altra storia]. Ho cominciato a registrarle, per poi guardarmele con calma la sera. Non occorre che stia qui a raccontarvi quanto quel telefilm sia eccezionale. Sono certa che molti di voi sono cresciuti ripetendo le battute e imitando le mosse del mitico Arthur Fonzarelli. E hanno seguito con passione le avventure della famiglia Cunningham…
No, qui volevo solo osservare un particolare che vent'anni fa non avevo notato. Negli episodi di "Happy days" ci sono tantissimi riferimenti all'attualità dell'epoca [l'epoca della presunta ambientazione del telefilm… non l'epoca in cui è stato girato, ovviamente]… si parla di politica, della campagna elettorale di Eisenhower, di Elvis Presley che parte militare, di Frank Sinatra in concerto, dei libri noir di Spillane, dei film-scandalo al drive-in come "Di qui all'eternità"…
Ecco, da piccola non avevo recepito tutti questi dettagli. Quindi le repliche mi stanno appassionando molto più del previsto.
Ora, provate a pensarci. I telefilm non sono forse un interessante spaccato del periodo storico che raccontano? Anche senza riferimenti precisi all'attualità, si possono comunque osservare moltissimi particolari… sul modo di vestire, di parlare, di comportarsi. Sul cibo, sulle abitudini, sulle mode. Saranno anche opere di pura fantasia, ma sono sempre figlie dell'epoca cui si riferiscono. Volenti o nolenti.
Lo so, la stessa cosa potrebbe dirsi dei film. Ma il punto è che il telefilm non racconta una singola storia isolata, ma prevede una continuità. Se un telefilm dura per dieci anni… gli attori crescono (letteralmente) nel corso delle riprese. Gli stili si modificano per forza di cose. Ed ecco che gli episodi diventano uno specchio dei tempi.
Rifletteteci. Funziona con la maggior parte dei telefilm. A meno che non trattino di argomenti sfacciatamente irreali, come vampiri o fantasmi. Nel qual caso, resta valida solo la componente del look… abiti, tagli di capelli, automobili… tutte queste cose sono tipiche dell'epoca, a prescindere dall'argomento di cui si narra.
Ci ragionavo proprio l'altro giorno. Pensando a "I Soprano". Come ben sapete, io adoro "I Soprano"! Sono ancora sconvolta al pensiero che quella in onda al momento su Italia1 sia l'ultima serie. Mi rattrista il modo in cui questo telefilm è sempre stato maltrattato dalla nostra televisione. Mandato in onda ad orari impossibili, spezzettato qua e là, a coprire buchi nel palinsesto, spostato di giorno in giorno proprio all'ultimo momento, a gusto dei responsabili di rete. Insomma, uno schifo.
Dei numerosi riconoscimenti conquistati in patria da "I Soprano", nel corso delle sei stagioni, qui da noi si ricordano solo le polemiche. Ne rammento una in particolare, ferocissima. In occasione del Columbus Day di qualche anno fa, la città di New York aveva chiesto agli attori del serial di sfilare in parata. E la comunità italo-americana era insorta. Minacciava di boicottare l'avvenimento, sostenendo che la presenza di James Gandolfini (l'attore gigantesco che interpreta Tony Soprano) e soci avrebbe sancito l'equivalenza tra italo-americani e mafiosi. La polemica era di per sé assurda… sarebbe come dire che incontrando Robert De Niro per strada bisognerebbe sputargli in faccia, solo perché ha interpretato Vito Corleone. Insomma, quella ridicola polemica avrebbe dovuto essere ignorata e basta. Invece noi, italiani-brava-gente, abbiamo deciso di cavalcarla. Con tanto di dibattiti televisivi, spostamenti di programmazione e addirittura la minaccia di sospendere sine die il telefilm. Una vera barbarie.
Ebbene. L'altro giorno al telegiornale hanno mostrato gli esiti di un'estesa operazione anti-mafia, condotta tra l'Italia e gli Stati Uniti. Più di novanta le persone arrestate. Avete visto le immagini? Soldi a pioggia, limousine, donne, vestiti firmati, feste faraoniche, ville da favola nel New Jersey… quei tizi sembravano usciti pari pari da un episodio de "I Soprano"! Sul serio. E c'è ben poco da offendersi.
Già. Perché quello che nessuno dice mai è che i protagonisti del telefilm in questione sono totalmente realistici (oltre che bravissimi), che ci piaccia o meno. Non rappresentano affatto l'intera comunità italo-americana, ma ne rispecchiano una piccola parte piuttosto fedelmente. Che ci piaccia oppure no. Perché a New York c'è Rudy Giuliani, ma ci sono anche i Gambino. Che ci piaccia oppure no.
Ve la ricordate quella frase nel monologo di Edward Norton davanti allo specchio ne "La 25a ora" di Spike Lee? "[…] In culo agli italiani di Bensonhurst, con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi. Sperando in un'audizione per «I Soprano» […]".
Quando realtà e sceneggiatura si confondono tra loro.

4 commenti:

  1. ..ora non mi idre che la tematica di Roswell era sfacciatamente irreale perchè potrei scoppiare a piangere!!!!!!

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  2. mi viene sempre in mente una frase di Fonzie, quella che dice "che le palle fanno girare il mondo".....

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  3. Fonzie è una fonte infinita di frasi ad effetto! Le puntate che registro al mattino e poi mi rivedo la sera mi appassionano sempre di più...

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