Credetemi. Di titoli tradotti in modo arbitrario ne ho visti parecchi, ma "Il petroliere" davvero li batte tutti (o quasi). Lontanissimo dall'originale "There will be blood", il titolo italiano è scorretto anche dal punto di vista del significato. Nel film si racconta di un "cercatore di petrolio" non di un "petroliere". C'è una gran bella differenza.
Il regista è Paul Thomas Anderson. Uno dei miei preferiti. Uno dei pochi. Uno da cui mi aspetto sempre un capolavoro come "Magnolia". Ma qui non piovono rane… piove sangue. Il sangue nero della terra. Il petrolio."There will be blood" è ambientato a cavallo tra '800 e '900, negli sterminati deserti della frontiera americana. Il protagonista è Daniel Plainview (un eccelso Daniel Day-Lewis), un cercatore di petrolio appunto. Uno che si è fatto da solo, scavando nella roccia con un piccone. Aprendosi la strada a colpi di candelotti di dinamite. Uno che diventa sempre più audace, che acquista terreni per pochi spiccioli e poi li trivella con sapienza. Uno che si porta sempre appresso il figlioletto H.W., ma non per il motivo che pensate. Uno che si sporca le mani. Uno che dorme sul pavimento. Uno che non guarda in faccia a nessuno. Uno che deve sempre andare avanti sennò muore. Uno che allontana da sé il figlio, quando questi diventa sordo per un incidente a un pozzo petrolifero. Uno che non ama nessuno.
Finché un giorno Daniel si imbatte in Eli Sunday, un giovane predicatore invasato. I due hanno in comune la sete di sangue. Il sangue nascosto sotto la terra per Daniel e il sangue nascosto dentro i peccatori per Eli. I due si scontrano inevitabilmente. Daniel finge di convertirsi per ottenere il passaggio delle sue condutture attraverso un terreno della Chiesa, ma poi minaccia Eli costringendolo a spostare altrove il suo "territorio di evangelizzazione".
Tra un pozzo e l'altro, passano gli anni. Daniel ormai vive in una casa enorme e ricchissima. Ma veste ancora gli stessi abiti logori e dorme ancora sul pavimento. È solo. Il figlio vuole aprire una sua attività petrolifera e il padre lo deride, confessandogli una verità crudele. Eli torna a farsi vivo perché ha bisogno di soldi… ma non sa a cosa andrà incontro chiedendoli al vecchio Daniel..
Il film di Anderson è intenso e carnale. Un film di uomini duri come la roccia, annaffiato dal petrolio e dal whiskey. Un western atipico, come nello stile del regista. Che ama raccontare piccole storie che nascondono grandi verità. Gli attori sono tutti strepitosi… Daniel Day-Lewis si macchia di ogni peccato riusciate ad immaginare. Il suo personaggio mastica tabacco, allunga il biberon del figlio con il whiskey, uccide a sangue freddo, mente con addosso il vestito buono, minaccia chiunque si metta sulla sua strada. Non per i soldi, ma per la conquista. Paul Dano, ovvero il predicatore Eli, è inquietante nella sua possessione pseudo-religiosa. Aggredisce il padre, millanta doti di guaritore, brama il denaro come pochi, obbliga alla conversione con le minacce.
…e la scena finale tra i due protagonisti, su una domestica pista da bowling, vale l'intero film. Credetemi.
Bellissimo. Ma non per tutti. I primi dieci minuti sono muti… scossi unicamente dal suono del piccone contro la roccia, dalle grida di dolore, dagli ansimi della fatica, dal pianto di un bambino e dagli scoppi dei candelotti. Dura più di due ore e mezza. Ha un titolo fuorviante. A me ha ricordato "Il gigante" di Stevens e "La saggezza nel sangue" di Flannery O'Connor. Ma nulla vi spiegherà meglio questo epico film di P.T. Anderson quanto due frasi pronunciate da Daniel Plainview, il cercatore di petrolio… il peccatore:
-"I have a competition in me. I want no one else to succeed. I hate most people"
-"There are times when I look at people and I see nothing worth liking. I want to earn enough money that I can get away from everyone"
Attendevo un tuo post su questo film.Che devo dire come al solito non mi ha deluso.
RispondiEliminaDella recensione sposo ogni singola parola.Io ho trovato i primi minuti del film,e certe scene,incredibilmente simili ai film muti.Film muti nel senso della forza che riesce a trasmettere ogni singola inquadratura,quella tensione palpabile della ricerca.Io penso che questo sia proprio un capolavoro bello e buono,che si sarebbe tra l'altro potuto trattare meglio.Nel senso che si sarebbe potuto tradurre meglio,che forse lo si sarebbe pure potuto mandare in lingua originale coi sottotitoli..che nel finale quando urla "God is superstition" sentirla detto dalla sua voce fa venir la pelle d'oca.
Poi resterà un capolavoro per il fatto che sia un film che vale come un libro di storia,il racconto western dell'anima dell'America,quella vera,fatta di polvere,della voglia di competere a tutti i costi e in maniera speculare della religione esasperata.
Sarebbe stupido dire la scena più bella...però io la scena del predicatore che scaccia il demonio dalle dita della anziana,con la camera che si muove,si contorce,fino a venir scacciata...bè quella scena mi ha fatto venir la pelle d'oca!Il mio è totalmente amore credo ormai...Per il film e per Anderson,che a nemmeno 40 anni ha fatto solo capolavori.Che mi ricorda un certo Kubrick con questa carriera qui..
Anderson è sulla buona strada... a vederlo sembra un ragazzino, poi gli metti una telecamera in mano e ti tira fuori cose come "There will be blood". Con lui anche gli attori più scarsi danno vita a interpretazioni mozzafiato. Adam Sandler non è mai più stato come in "Punch-drunk love". Nè Tom Cruise ha mai più prodotto qualcosa di meglio che in "Magnolia". E qui, Daniel Day-Lewis non era così eccelso dai tempi del macellaio di Scorsese.
RispondiEliminaE poi, chi può permettersi 10 minuti senza dialoghi, nei quali nessuno si annoia? Giusto Anderson e Kubrick... le similitudini ritornano...
Ho letto una sua intervista di recente, dove diceva: è vero, nel film si parla di petrolio, ma in realtà NON è un film sul petrolio. Così come "Boogie nights" non era un film sul porno. Il petrolio è solo il pretesto.
Ecco, come ho già detto, per questo motivo lo amo moltissimo. Perchè sa raccontare piccole storie di uomini, come scusa per raccontare grandi storie umane.
...ah, bè... nel post ho scordato di sottolineare la genialità dell'ultima battuta del film: "I'm finished". Appena prima dei titoli di coda. Subito dopo un uso improprio di un birillo del bowling... meraviglioso.
Infatti il petroliere come titolo sembra ricordare più un documentario su Bush...o sul tipo texano dei Simpson che spara sempre in aria..Sai perchè dicevo la similitudine con Kubrick..Proprio per via della scena del bowling,una sala che sembra il trionfo della razionalità,delle linne e traiettorie dritte e poi è quella dove si consuma la più insensata follia finale...Ecco mi ha ridato l'idea della rigida geometria di Orizzonti di gloria...
RispondiEliminaIo invece pensavo a Kubrick per i silenzi di "2001: Odissea nello spazio"... quei lunghissimi minuti senza parole, di jogging nell'astronave circolare, oppure quando si sente solo il respiro dell'astronauta dentro la sua ingombrante tuta bianca nelle passeggiate spaziali. E tu sei lì che ascolti ogni sussurro, in attesa che accada qualcosa... ai tempi ricordo che Kubrick aveva in mente un film muto, poi i produttori gliel'hanno impedito, ma...
RispondiEliminaMeglio che mi fermi qui. O potrei iniziare a trovare parallelismi con il potere castrante della famiglia o le capacità alienanti del lavoro di "Shining"... oppure con il bruciante arrivismo di "Barry Lyndon"...
Paul Thomas Anderson piace molto anche a me, quest'ultimo di cui parli non l'ho ancora visto, ma conto di vederlo. Una notte di alcuni anni, vidi per caso il suo primo lungometraggio: Sydney. Apprezzai subito il suo uso della macchina da presa.
RispondiEliminaSaluti,
Boris
Hai ragione.
RispondiElimina"Sydney" è un piccolo gioiello semi-sconosciuto, con una mai più così strepitosa Paltrow (forse è il nome Anderson che la ispira, perchè io la ricordo così brava solo ne "I Tenenbaum" di Wes Anderson).
Un abbraccio
PS: "Il petroliere" ti piacerà, vedrai...
La scena finale del petroliere vale l'intero film ?????????
RispondiEliminaCioe un disadattato che spacca la testa di un invasato con un birillo vale un intero film ?????
È orrendo come si possa essere attratti dalla violenza gratuita.
Poi ci si meraviglia che esistano persone come Rosi e Olindo.
Che meraviglia! Mi mancava un altro (anonimo) che pensa che i criminali veri siano una creazione delle pellicole cinematografiche. Benvenuti alla fiera del qualunquismo... e complimenti per il commento pertinente.
RispondiEliminaE tanto per chiarire, ribadisco: la scena finale (che hai sapientemente svelato a chiunque non l'avesse vista) vale l'intero film. Nessuno ti obbliga ad essere d'accordo. Nè tantomeno ad affermare che io sia attratta dalla violenza gratuita... non l'ho mai detto, nè scritto.
Saluti.