No, non sono andata al bowling. Volevo parlare di un argomento apparentemente lontano, ma che rischia di rovinare i sonni di ogni buon serial-maniac, come la sottoscritta.
Come di certo saprete, il WGA (Writers Guild of America) è in sciopero da mesi. Da novembre, per la precisione. Per chi non fosse addentro alle questioni televisive, il WGA è il sindacato degli "scrittori" americani. E questo significa: sceneggiatori, autori televisivi, scrittori di copioni, monologhi, sit-com… e via dicendo.I motivi dello sciopero sono sacrosanti: si vuole che nel rinnovo del contratto vengano inclusi anche i guadagni derivanti da internet. In pratica, gli autori chiedono una percentuale sullo sfruttamento delle loro parole, una volta messe in rete.
Da mesi ci sono picchetti all'esterno degli studios, nei quali capita spesso di avvistare qualche celebrità che manifesta il suo sostegno all'iniziativa (certo, attori e attrici vengono pagati IN ANTICIPO e A PRESCINDERE, quindi direi che per loro è facile solidarizzare). Da mesi non si scrive più una riga. Da mesi non si partorisce più un copione. Da mesi è tutto bloccato.
Le conseguenze nei palinsesti americani sono state devastanti. Dopo un primo momento di normalità apparente, quando sui set televisivi si giravano le puntate dei telefilm già scritte. Adesso è il delirio. Non ci sono più copioni. Quindi. I set sono chiusi. I telefilm bloccati a metà stagione. Pian piano anche la messa in onda degli episodi sta raschiando il fondo del barile. Le reti tivù non hanno più materiale da trasmettere. E si è già cominciato a riciclare roba vecchia per tappare le voragini della programmazione.
E non è tutto. Anche i talk show ne hanno risentito. I due più famosi, quello di Jay Leno e quello di David Letterman, sono stati sospesi per settimane. Dopodichè il primo ha deciso di fare a meno degli autori ed è tornato in video con monologhi scritti dal presentatore. Mentre il secondo ha risolto in proprio la querelle con i suoi autori ed è riapparso in onda.Un'altra cosa di cui pochi si sono accorti è stata la mancata cerimonia dei Golden Globes. O meglio, la serata è stata comunque portata a termine, con l'annuncio dei vincitori e la consegna dei premi. Ma nessun attore, attrice, regista o simili ha partecipato. Il tappeto rosso non è stato neppure tolto dalla naftalina. E il tutto si è ridotto ad una asettica proclamazione dei vittoriosi, con le statuette prese in consegna da sconosciuti addetti stampa o rappresentanti degli studios. Se pensate all'importanza dei Golden Globes, considerati un po' l'anteprima degli Oscar, il danno (soprattutto d'immagine) è stato ingente. E al momento sono in forse sia la cerimonia dei Grammy, sia quella degli stessi Oscar. Teniamo le dita incrociate.
Tornando alla questione telefilm. Dal momento che qui in Italia siamo indietro di almeno una stagione rispetto agli Stati Uniti, l'onda lunga dello sciopero non ci ha ancora raggiunti. Ma manca poco. In primavera, con la partenza programmata di molte serie tv, anche noi dovremo fare i conti con un numero dimezzato di episodi e con la carenza di materiale girato. Si prevedono tempi bui…
Che dire? Fa impressione pensare a quanto siano potenti gli autori americani. Compatti e irremovibili, sotto l'ala protettrice del WGA, sono stati in grado di sconquassare l'impalcatura apparentemente inespugnabile degli studios e delle major hollywoodiane. Con conseguenze a lungo termine nell'intera "catena alimentare", fino a raggiungere la televisione di casa mia. Pazzesco. Soprattutto se paragonato alla situazione nostrana…
Mi auguro che tutta questa faccenda si risolva presto. Che gli scrittori ottengano ciò che gli spetta e che poi riprendano la penna in mano.
Nell'attesa, la mia unica consolazione è il ritorno (stavolta su Italia1) di Tony Soprano e della sua amata "famiglia". Il prossimo venerdì 25 gennaio. Era ora…
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