Ah, no… è "Leoni per agnelli". Il nuovo film di Robert Redford. L'ho visto ieri, relegato in una minuscola sala dell'Odeon, praticamente deserta per un piovoso sabato pomeriggio.
In giro se ne parla un gran bene. Il ritorno di Redford. Un fenomenale Cruise. Una Streep da Oscar. Bla bla bla. Volete sapere cosa ne penso io? Lucciole per lanterne, come sopra. Ovvero, nel film tutti cercano di vendervi qualcosa, facendola passare per qualcos'altro. Voi lo capite benissimo, ma ve la bevete comunque. Lucciole per lanterne, appunto.Ma andiamo con ordine. Parliamo un po' della trama. [Non leggete oltre, se siete intenzionati ad andarlo a vedere!]
"Leoni per agnelli" è diviso in tre set lontani e distinti. Ma legati tra loro da un filo sottile. La prima ambientazione è un'università della California: c'è un professore di Scienze Politiche (Redford) che convoca per un colloquio un suo studente (un bravissimo Andrew Garfield). Il ragazzo è brillante e sveglio. Il docente vede in lui un potenziale. Ma il giovanotto ha iniziato a trascurare le lezioni e a pensare che la politica abbia davvero poco o niente di "scientifico", ma sia piuttosto una gran fregatura. Redford cerca in ogni modo di motivare il suo studente (e nel farlo spara un paio di battute fenomenali che avrei voluto segnarmi da qualche parte…), raccontandogli tra l'altro di due ex studenti partiti volontari per la guerra: "Non approvo ciò che hanno fatto, ma ammiro i motivi per cui l'hanno fatto".
La seconda ambientazione è l'Afghanistan. I soldati si preparano a conquistare un'altura sperduta sulle montagne. I comandanti impartiscono gli ordini e un elicottero decolla con a bordo un gruppo di militari. A poche miglia dall'obiettivo, l'elicottero viene attaccato dalle milizie a terra… in extremis riesce a tornare al campo base, ma nello scontro due soldati cadono dal mezzo e si ritrovano in territorio nemico. Caso vuole che costoro siano proprio i due studenti volontari di cui sopra. Immersi fino al collo nella neve afgana, con le ossa rotte e con poche munizioni, restano bloccati, in attesa di un salvataggio amico o di un attacco nemico.
La terza ambientazione è l'ufficio di un senatore repubblicano (Tom Cruise). Qui l'ambizioso politico convoca una giornalista di lunga data (Meryl Streep) per darle una succulenta esclusiva sulla strategia militare in atto. Ne scaturisce l'occasione per un dialogo secchissimo sugli ultimi sei anni di lotta al terrorismo… lei rispolvera il suo appannato passato di giornalista militante e attacca il senatore sulla gestione fallimentare della guerra… lui dà sfoggio di quintali di charme e di fiumi di oratoria e attacca la giornalista per essersi svenduta a una rete televisiva di successo. Lui ammette gli errori dell'amministrazione Bush, ma promette una vittoria sul campo a breve termine. Lei si pente di aver appoggiato anni prima quel giovane emergente e sente puzza di fregatura.
Il film salta dall'uno all'altro di questi set. Mentre i soldati sull'elicottero scherzano tra loro, la giornalista si appunta sul notes "Tutto ciò che serve" e lo studente dice: non posso essere incolpato della mia condizione privilegiata… io voglio godermela… tanto non cambierà mai niente. Mentre in Afghanistan i soldati sono sotto attacco, il senatore riceve una misteriosa telefonata e il professore dice al suo studente: è meglio fare qualcosa e fallire, che fregarsene e non fare niente del tutto. La parola chiave, il filo conduttore, il collante del film è il titolo della tesina dei due ex studenti (poi soldati volontari): IMPEGNO. Tutti dovrebbero impegnarsi di più per il proprio paese, sforzarsi di fare la differenza, mettersi in gioco in prima persona. Il vero fallimento è l'indifferenza.
Allora perché lucciole per lanterne? Perché "Leoni per agnelli" è un film dove si parla tantissimo, ma non si dice (quasi) mai la verità. Redford vuole spronare un ragazzo in cui si identifica, perché intravede in lui una scintilla di contestazione e vorrebbe strappare la calda coperta di torpore ideologico che protegge gli studenti di oggi. Cruise vuole disperatamente emergere dalle ceneri del suo partito in caduta libera nei sondaggi, per preparasi la strada alla candidatura presidenziale. La Streep vuole opporsi alla consueta propaganda di stato operata dal suo network, ma rischierebbe il lavoro e alla fine si sottomette suo malgrado. I soldati vogliono dimostrare il loro impegno, ma vengono mandati al massacro, vittime sacrificali di una strategia che si spera sia vincente…
Alla fine, tutto resta sospeso. Tutti perdono, o forse vincono senza saperlo. Nulla si risolve. Il germe del pessimismo si stempera appena nello sguardo perplesso di uno studente con i capelli scarmigliati dal vento della California, che apre e chiude il film. E sui titoli di coda serpeggia un'amarezza che non ricordavo da molto tempo: figurine grigie si stagliano sullo schermo, come negativi di foto stilizzate, poi all'improvviso qualcuno scompare dall'immagine… cancellato. Dissolto.
Redford mette insieme un film impegnato ma non troppo, come se sotto sotto non ci credesse più nemmeno lui. In ogni caso, vale la pena di dargli una guardata. Soprattutto per gli attori, tutti bravissimi. Per le parole del professore. E per una curiosità inquietante: tutte le scritte che appaiono durante la pellicola (documenti, lucidi, giornali, registri, appunti…) sono in italiano. Sovraimpresse? Sostituite? Chi lo sa. Comunque sia, sembrano "vere". Magie del digitale, immagino…
Un buon film di una quarantina d'anni fa.
RispondiEliminaGià. Con la differenza che 40 anni fa Redford ci credeva un po' di più...
RispondiEliminaOnestamente, in qualche passaggio è (quasi) riuscito a convincermi. Quasi.
No, ma lui ci crede pure; è proprio tutto l'assunto che sta mìnga in pè. Sono ormai altre stagioni politiche.
RispondiEliminanon sono andata a vederlo perché non mi convinceva.
RispondiEliminabuon 2008 anche se in ritardo!
Direi che tutto sommato non consiglierei questo film... a meno di non amare appassionatamente Redford o di non andare in visibilio per Tom Cruise in completo scuro con gilet...
RispondiEliminaPS: buon 2008 anche a te, Valentina! Che sia ricco di soddisfazioni...