Non l'ho capita. E vi assicuro che ci ho provato. Ma la svolta creativa di David Cronenberg davvero mi disorienta. Ieri pomeriggio sono andata a vedere "La promessa dell'assassino", il suo ultimo film. Come sempre tralascerò di sottolineare che "Eastern promises" (il titolo originale) NON significa la promessa dell'assassino…
Ma andiamo oltre. Al mio solito, mi sono infilata in un cinema per sfuggire alla calca pre-natalizia e alle tentazioni delle vetrine luminescenti. Mi sono detta: qui sono al sicuro. E ho scelto Cronenberg perché in questo periodo ho bisogno di quel genere di spettacolo… quello dove la gente è rabbiosa e sanguigna, quello dove non ci sono salvezza né redenzione, quello dove gli esseri umani si sfaldano e soccombono. Insomma, avete capito.Ad essere onesta, ero già rimasta scottata dal "nuovo" Cronenberg due anni fa. La visione di "A history of violence" mi aveva lasciata in un misto di sbigottimento e delusione. Il mondo intero aveva osannato quella pellicola, ma io non ero proprio riuscita a farmela piacere. Mi dava l'impressione che il regista canadese si fosse snaturato, dando alla luce un film che poco o nulla aveva in comune con la sua consueta cifra stilistica.
Ma io sono una che concede sempre una seconda possibilità. Dunque ecco spiegata la mia scelta di ieri pomeriggio.
"La promessa dell'assassino" è ambientato a Londra e racconta la storia di una levatrice (sic!) che vede morire di parto una ragazzina di 14 anni, mentre dà alla luce una bambina. Prende a cuore la sua vicenda e, traducendo il diario della ragazza (scritto in russo), ricostruisce la sua vita: immigrata clandestinamente dall'Ucraina, costretta a prostituirsi, violentata e poi abbandonata da chi le aveva promesso una vita migliore. La levatrice vorrebbe fare qualcosa per la piccola orfana, magari mettendosi in contatto con la famiglia di origine della ragazzina ucraina. Peccato che, così facendo, finisce per ficcare il naso negli affari della mafia russa (che ha il controllo sulla prostituzione). Si scontra con il boss russo di Londra, con suo figlio e con l'autista/guardia del corpo/ammazza-tutti, mettendo in pericolo sé stessa e tutti coloro che le stanno accanto.
La levatrice è una pallidissima Naomi Watts, il boss è un inquietante Armin Müller-Stahl in cardigan di lana, il figlio del boss è un collerico Vincent Cassel dal capello tinto e l'autista è un tatuatissimo e cotonatissimo Viggo Mortensen. Londra è del tutto irriconoscibile, vista dai vicoli bui e dal sottobosco di locali frequentati dalla comunità russa. La storia è cruda e (purtroppo) molto verosimile. Si sprecano inganni, tradimenti, uccisioni cruente, violenza e squarci dolorosi (sia metaforici che non). Con pochi, intermittenti e dolenti sprazzi di indulgenza.
Perché dunque il film non mi è piaciuto? Per lo stesso motivo per il quale non avevo gradito "A history of violence"… perché nessuno dei due è un classico di Cronenberg.
Se date un'occhiata alla sua filmografia, trovate nell'ordine: "Il demone sotto la pelle", "Rabid, sete di sangue", "Brood, la covata malefica", "Scanners", "Videodrome", "La zona morta", "La mosca", "Inseparabili", "Il pasto nudo", "M Butterfly", "Crash", "eXistenZ" e "Spider"… abbiamo possessioni, sdoppiamenti, duplicità, mutazioni, schizofrenie, mondi paralleli, accoppiamenti impropri, innesti, dipendenze……e poi la svolta. Arriva Viggo Mortensen, il nuovo feticcio, presente nelle due ultime pellicole. Ma al contempo, tutte le tematiche (malate) care al regista si stemperano in una realtà fin troppo reale. Le mutazioni estreme, imprescindibili fino a qualche anno fa, diventano 'banali' tormenti interiori. I personaggi spudoratamente sopra le righe si fanno umani ed attuali. C'è sempre qualcuno dilaniato tra la scelta giusta e quella sbagliata, c'è sempre una donna candidamente naif, c'è sempre un cattivo che non sembra tale e uno che vorrebbe essere cattivo ma non ci riesce.
Mah, non lo so. A me piaceva il "vecchio" Cronenberg. Faccio fatica ad abituarmi a questa sua nuova veste… ma data la perseveranza che dimostra nel percorrere la strada realista, temo mi ci dovrò abituare.
PS: sì, non ho accennato al nudo integrale di Viggo. Ma tanto ne parlano tutti e dunque già lo sapevate.
Sarà che a me di Cronenberg gli ultimi di quelli che hai detto tu(tipo butto lì Spider,che secondo me è il libro più sopravvalutato di McGrath,e eXistenz,che mi sembrava un Matrix senza molta fantasia)non mi avevano per nulla entusiasmato,sarà che ho una certa predilizione per le storie un pò cupe ultimamente,comunque sarà quel che sarà a me Eastern promises(odiosa la traduzione) mi è piaciuto abbastanza.Già History of Violence non mi era dispiaciuto,anzi avendo anche apprezzato il fumetto direi che mi era garbato abbastanza.
RispondiEliminaA me del film ha colpito proprio l'ambientazione,quasi il voler dare lo stacco,cinematograficamente,tra le mafie del Padrino,dove tutto assumeva un aspetto teatrale,fossero omicidi o tradimenti,e la criminalità di oggi,specchio forse di altri mali.
In più a me in questo film Viggo mi è piaciuto,proprio per questa cosa dei tatuaggi,quasi che fosse Memento,che gli corrono ovunque e raccontano di passati che non danno speranza per il futuro...
Ecco,io proprio non lo buttei via questo nuovo Cronenberg,perchè direi che gli sdoppiamenti allucinati a cui aveva abituato si stanno come dire..adattando ai nosti giorni?Comunque ottima come al solito la recensione!
Paolo, grazie per il tuo commento... come sempre molto puntuale.
RispondiEliminaHai ragione a non voler buttare via il film di Cronenberg... in effetti il male viene raccontato come soli pochi sanno fare, senza sbavature o fronzoli teatrali. Il corpo istoriato di Viggo mi ha ricordato quello di De Niro in "Cape Fear"... il biglietto da visita di un mondo in cui, se non sei tatuato, non sei nessuno. E mi ha inquietato molto anche il boss: cardigan di lana, aspetto mite, occhiali da vista, delicate mani da cuoco... e allo stesso tempo capace di cose orrende (cose che però non si vedono mai). E poi Londra, una Londra che tanto triste e decadente non si era mai vista...
Su tutto questo non si discute. Contesto solo il fatto che mi aspettavo qualcos'altro da Cronenberg... ma forse, come già dicevo nel post, tutto sta nel farci l'abitudine.
Avventuroso, ben che non privo di suggestioni, il parallelo De Niro-Mortensen della sempre scintillante Girlonboard. Certo, dei 2 uno fa anche l'attore, nella vita.
RispondiEliminaQuesto Cronenberg ultrarealistico stuccherebbe, se non fosse privo del tutto di mende tènniche, se non avesse la colonna sonora di Howard Shore e non avesse dentro Vincent Cassel ai suoi vertici interpretativi, non che Naomi Watts e un piuttosto stupefacente J. Skolimowski. Non lo spiezzo in due, anche se ogni 3" ci si aspetta che qualcuno pronunci la battuta (la mia autista, cronenberghiana impenitente, gradì molto, esprimendo perplessità soltanto sul dedré del Mortensen, al di lei avviso non abbastanza tornito)
Il mio parallelo con De Niro voleva sottolineare come non fosse una novità avere un attore dalla pelle "istoriata"...pareva che si vedessero i tatuaggi per la prima volta, a sentire certe recensioni!
RispondiEliminaIo non ho nulla da ridire sul fondoschiena del buon Viggo... mi è parso più che accettabile! Ma confesso di avere avuto qualche perplessità nel sentire Cassel, francese che più francese non si può, doppiato in italiano con un falso accento russo... bravissimo, per carità, ma ci si aspettava davvero che saltasse fuori Rocky/Stallone da un momento all'altro.
La prestanza del nordico Mortensen sta per essere ancora una volta annichilita dall'eterno, ogni volta migliore Javièr Bardèm, che non si vede l'ora di guardare a sacco-di-patate-basso Mezzogiorno nel film tratto da Garcìa (se n'è già letto male abbastanza per sapere che diverrà cultissimo, da guardare 2-3 volte di fila all'Odeon sala 1 o 2).
RispondiElimina...allora ci si vede all'Odeon dopo le feste... sala 1 o 2... a deliziarci di Javier e a sparlare della Mezzogiorno!
RispondiEliminaEh, magari. Per Capodanno la cosa sarebbe circa possibile (giorni subito dopo, intendo). C'è solo da accertare la distanza che corre fra el nòss Milàn e l'ubertoso villaggio di Piàdena, duo escluso (e magari pure defunto, chi può dirlo).
RispondiEliminaMa inoltre: un pied-de-poule by CK può starci, per il 31 sera e notte o è oltraggioso? Collezione di quest'anno, eh, no vintage per una volta.
Un pied-de-poule oltraggioso??? Giammai! Sarai il più chic della festa! Voto senza dubbio per il CK... farai un figurone!
RispondiEliminaBuone Feste, mio caro...