giovedì 12 luglio 2007

UNA MATTINATA PARTICOLARE

Vi racconto cosa ho fatto venerdì scorso. Pensavo di tralasciarla, ma la storia è davvero troppo bella per non essere raccontata. Quindi, mi sa che vi tocca.
Erano i miei ultimi giorni sui monti. E venerdì mattina a mio papà viene la brillante idea di "fare un giro nella bassa", come si dice da quelle parti. Ovvero scendere giù, verso la pianura… verso il mare. Con lo scopo di fare un breve tour nei luoghi della sua infanzia. Dove sono nati lui, i suoi fratelli e anche i suoi genitori.
Così, siamo saliti in macchina e dopo circa un'ora siamo arrivati in zona. Vi elenco in ordine sparso i paesini che abbiamo attraversato… sembrano tanti, ma in realtà sono molto vicini l'uno all'altro… inoltre le stradine che li collegano sono strette e tortuose, quindi non sarei in grado di dire quale abbiamo visto prima e quale dopo. Eccoli qua: Portobuffolè, Basalghelle, Lutrano, Rigole, Fontanelle, Mansuè. Tutti in provincia di Treviso.
L'idea di partenza, almeno in teoria, era quella di ritrovare la vecchia casa dei miei nonni. Ma dovete considerare due fatti fondamentali: mio papà ha lasciato quei posti quando aveva circa dieci anni e la sua memoria in fatto di nomi e date non è mai stata per così dire "proverbiale". Quindi, capirete il dramma di girovagare senza meta precisa, con lui che ogni tanto diceva: "Questa strada mi sembra di ricordarla…".
Comunque, ad un certo punto: folgorazione! "La casa è questa!" dice con convinzione. E senza pensarci due volte, mette la freccia ed entra con la macchina nel cortile. La casa in questione sembrava abbandonata da anni. Anche se nel fienile annesso si intravedevano alcune macchine agricole e attrezzi di vario tipo. Girovaghiamo per un po' tutto intorno, finché dalla casa accanto (stesso cortile, ma edifici separati) fa capolino una signora anziana. La quale, invece di chiamare i Carabinieri (come temo sempre possa accadere quando mio papà si lancia in queste avventure), viene tranquillamente verso di noi. Scambio di saluti. Dopodichè inizia un dialogo surreale, rigorosamente in veneto, nel quale si ricostruisce la storia della suddetta casa per capire se è proprio quella che cercavamo. La signora sostiene di no, mio padre insiste. Allora si passa alle genealogie. Quando lei sente il cognome di mia nonna, si illumina e inizia a sciorinare una serie di personaggi che mio papà identifica dal primo all'ultimo. Per concludere, la casa non è quella dei miei nonni, ma pare che lì a due passi abitino dei nostri parenti (un fratello di mia nonna con figli e nipoti). La signora ci spiega il percorso in modo a dir poco eccentrico… una mezza curva di qua, una mezza curva di là… una strada bassa, una strada alta… non so come, ma arriviamo a destinazione in un paio di minuti. La casa è in piena campagna, sul citofono c'è il nome giusto. Suoniamo. Non risponde nessuno. Me lo aspettavo. Se abitassi in una casa sperduta e un tizio con l'aspetto di Bud Spencer (il mio babbo), mai visto prima, mi suonasse il campanello… neppure io risponderei.
Invece, dopo un minuto, compaiono due bambini. Lui sui dodici-tredici anni, lei attorno agli otto-nove. Si avvicinano al cancello. Mio papà domanda se ci sono i genitori oppure i nonni. Loro dicono di no. Papà gli spiega che siamo parenti. Loro annuiscono e ci raccontano per filo e per segno dove sono andati tutti quanti. Papà gli dice come si chiama in modo che lo riferiscano ai famigliari. Loro dicono che lo faranno senz'altro. Poi ci salutiamo e facciamo per risalire in macchina.
Esattamente in quell'istante tornano i genitori. I quali, invece di guardare con sospetto la banda di sconosciuti che ciondola attorno a casa loro e confabula con i loro figli, ci sorridono e dicono: "Appena vi abbiamo visti, abbiamo capito che eravate nostri parenti!". Dopo un paio di nomi ben scelti, intuiscono esattamente chi siamo. Ci spalancano le porte di casa, ci invitano ad entrare, ci offrono da bere e da mangiare, ci raccontano la loro storia e noi facciamo altrettanto. Poi ci fanno fare un giro nel loro appezzamento di terra, ci mostrano le coltivazioni, gli animali, la fontana a getto continuo… uno spettacolo!
Vi rammento che non ci eravamo mai visti prima di quel giorno.
Dopo un'oretta sono arrivati anche gli zii (il famoso fratello di mia nonna e sua moglie), che hanno subito riconosciuto mio padre (loro sì che si erano già visti in svariate occasioni). E lì di nuovo a chiacchierare e a raccontarsi vecchie storie.
Nel complesso è stata una mattinata davvero particolare. Un viaggio nella memoria, alla scoperta delle proprie origini. Un piacevole tuffo in un mondo dove ancora ci si fida degli sconosciuti, dove non manca mai un buon bicchiere di vino, dove si parla solo in dialetto (e io vorrei davvero saperlo un po' meglio…), dove la vita ha un ritmo diverso, dove ci si sente subito a casa. In famiglia.
Ce ne vorrebbero di più di posti così. E di mattinate così…

8 commenti:

  1. Anche io, un giorno, perdendomi, vorrei trovare quella casa...quella barchessa dove sono nati i nostri genitori, rivivere per un momento il piacere di condividerla con 50 persone...come facevano loro...tutti ad ascoltare il Nonno...già, poi tutto si perde...
    S.

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  2. Ti auguro di riuscirci, di trovarlo quel posto speciale. Perchè ti assicuro che la sensazione non si perderà. A me è rimasta dentro quella gioia di chiacchierare con qualcuno mai visto prima, ma in qualche modo legato a me... mi sono rimasti i sorrisi, le storie, gli abbracci e il senso di famiglia. E' stato bello...

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  3. Solitamente quando qualcuno va a trovare i parenti non fa che lamentarsi.
    Dopo aver letto della tua "mattinata particolare", sbufferò e farò sbuffare meno!

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  4. Guarda, di solito nemmeno io faccio i salti di gioia... ma in questo caso l'atmosfera era talmente accogliente e familiare che mi sono dovuta arrendere. Mi è piaciuto! E per il futuro anch'io cercherò di essere più disponibile... perchè è davvero una bella sensazione.

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  5. Queste sono veramente le cose belle nella vita....sarò di parte ma certe atmosfere dei piccoli paesini veneti mantengono un innato legame per quel qualcosa che c'era prima...
    Pure io una volta ho fatto una cosa del genere con mio padre,ricordo che all'inizio mi ero rotto.
    Poi un giorno leggendo una frase mi è tornata in mente quell'esperienza e l'ho riguardata totalmente sotto una luce diversa..circa la tua..
    La frase era un proverbio della tradizione ebraica:"se non si sa dove si va,si sappia almeno da dove si viene"

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  6. Bellisimo questo proverbio.
    Hai proprio ragione... sono quelle esperienze che ti riempiono la vita e le danno un senso. Non necessariamente lo comprendi subito, ma ti restano addosso e poi riemergono, quando meno te lo aspetti.
    La mia mattinata "nella bassa" all'inizio non volevo raccontarla, ma poi, con il passare dei giorni, continuava a tornarmi alla mente e così ho pensato di condividerla. Essere accolti a braccia aperte è qualcosa a cui non siamo più abituati, ma esistono ancora dei posti dove questa è la norma... e sono posti che bisognerebbe frequentare più spesso. Posti dove ti si scalda il cuore.

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