venerdì 22 giugno 2007

TUTTI GLI UOMINI DI DAVID

Aspettavo il suo ritorno da cinque anni. Un tempo lunghissimo per gli abituali ritmi hollywoodiani. Un tempo siderale per chi (come me) non smetterebbe mai di rivedere i suoi film.
Finalmente. Ieri al cinema Apollo, insieme ad altre dieci persone, ho messo gli occhi sulla più recente creazione di David Fincher. Zodiac.
Per coloro che non sapessero di chi sto parlando… Fincher, classe 1962, inizia la sua carriera come regista di video musicali. Avete presente "Vogue" e "Express yourself" di Madonna? Ecco, tutta roba sua. Ma la grande occasione arriva nel 1992, quando dirige il terzo capitolo della saga di Ripley: "Alien3". Il film viene molto criticato, ma Sigourney Weaver rapata a zero è cosa che non si dimentica facilmente. Così come le atmosfere nerissime e soffocanti. Archiviata l'esperienza aliena, per qualche tempo David torna ai video musicali: Aerosmith, Michael Jackson, Sting. E nel 1995 il colpo di genio: la coppia del momento, Brad Pitt e Gwyneth Paltrow, più un paio di attori da antologia, Kevin Spacey e Morgan Freeman, recitano per lui in "Se7en". E tutti gridano al prodigio. Le leggende sul film si sprecano: la città in cui si svolge l'azione non viene mai menzionata… si sa solo che ci piove ininterrottamente. Spacey accetta di togliere il suo nome dai titoli di testa per generare una maggiore suspense attorno al suo personaggio. E in un attimo il serial killer con impulsi da predicatore di "Se7en" entra a diritto nella storia del cinema. Due anni dopo arriva "The game", da molti considerato una caduta di tono rispetto al precedente. Io lo trovo meraviglioso. Con la coppia Michael Douglas e Sean Penn, nei ruoli di due fratelli-che-più-diversi-non-si-può e in sottofondo un giochino perverso che li costringe a venire a patti con sé stessi. Una chicca. La consacrazione definitiva di Fincher arriva però nel 1999, quando decide di portare sul grande schermo il romanzo di Chuck Palahniuk "Fight Club". Io mi ricordo che, all'uscita dal cinema, sono entrata di corsa in libreria a cercare il libro… e due giorni dopo avevo un nuovo scrittore di culto nel cuore. Che altro dire? Parole perfette trasformate in immagini perfette. Nel 2002 è la volta di "Panic room". Il film ha una lavorazione tribolata: ne viene girata una parte con protagonista Nicole Kidman. Ma poi l'attrice, contemporaneamente impegnata sul set di "Moulin Rouge" si fa male ad un gamba e deve rinunciare. Fincher ricomincia tutto daccapo con Jodie Foster. Risultato: un altro film dark e piovoso, claustrofobico per definizione, dove bene e male si mescolano senza confini netti. Bisogna vederlo un paio di volte almeno per apprezzarlo. Poi però… un silenzio lungo cinque anni. Nel corso dei quali, sono state annunciate almeno due pellicole con la firma di Fincher, ma entrambe sfumate in un niente di fatto. Fino ad oggi.
"Zodiac" è tratto da una storia vera. La caccia a un serial killer (che si firma appunto Zodiac) nei dintorni di San Francisco, tra la fine degli anni '60 e i primi anni '90. Uno spietato assassino che, dopo ogni delitto, invia ai giornali una lettera in cui rivendica la sua opera e aggiunge indizi nascosti in messaggi cifrati. Si accanisce soprattutto sulle donne. L'opinione pubblica è atterrita. Ma nonostante gli sforzi, Zodiac non viene mai catturato. Mancano le prove certe, manca la coordinazione tra le diverse giurisdizioni, mancano analisi scientifiche inoppugnabili. Dopo un decennio di inutili tentativi, solo uno sparuto gruppo di uomini rimane sulle tracce di Zodiac… un giornalista, un vignettista, un paio di ispettori di polizia, un paio di sceriffi. Poi anche questi mollano il colpo. Rimane solo il vignettista, che scrive un libro sull'argomento e continua a indagare…
L'ultimo film di David Fincher è impeccabile. La ricostruzione ambientale è così bella da stringere il cuore. Pare di vedere "Tutti gli uomini del presidente". Gli attori sono una sequela di nomi eccezionali: Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo, Robert Downey jr., Anthony Edwards, Brian Cox… tutti in stato di grazia recitativa. La storia è avvincente e potente. Non mancano i cupi toni fincheriani, qua e là… le sue tipiche inquadrature impossibili… i tocchi struggenti e un po' lirici. Alla fine, si resta con l'amaro in bocca. Come in tutte le storie vere… che non vanno mai come si vorrebbe.
Fincher dirige "Zodiac" con grande sapienza. Il suo scopo (spesso dichiarato nelle interviste) è mettere paura. E la cosa gli riesce dannatamente bene. Perché non si esce dal cinema terrorizzati, ma solo vagamente impauriti… quel poco che basta per farci sobbalzare al primo rumore.
Anni fa, un giornalista ha chiesto a David Fincher quale fosse il film che più lo aveva spaventato. "Lo squalo" ha risposto lui, "da allora fare il bagno non è più la stessa cosa". Ora, provate a vedere "Zodiac"… e poi fate un salto giù in cantina se vi riesce…

2 commenti:

  1. Fincher è un autentico ganio,uno di quei pochi registi che riescono a farti sedere su una poltrona e toglierti la facoltà di pensare ad altro per tutta la durata del film..alle volte pure un pò di più.
    The game non è stato mai apprezzato ma quel cazzo di clown tormenta ancora i miei sogni molto peggio che It..
    Dopo Zodiac credo appunto che lui mi aspetti in cantina(penso più in quella di Zodiac che in quella di Lou)e non vado avanti perchè se no poi faccio troppi incubi....

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  2. Grazie! E' bello sapere che non sono la sola a sognarmi il clown!!! Per non parlare delle chiavi... troppe chiavi tutte insieme mi mettono ansia... e credo sia colpa di Fincher.

    E se un regista riesce a farmi questo effetto, bè... ha tutto il mio rispetto.

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