C'è una questione che mi si ripropone con preoccupate frequenza. Sulla quale mi interrogo spesso. Ma della quale non riesco a venire a capo del tutto. Anche se ho il sospetto che dipenda da una mia novella predisposizione mentale. Da un mio atteggiamento comportamentale che probabilmente trasmette un messaggio di apertura. Forse, sta tutto nella faccia.
Ieri è successo di nuovo.Nel pomeriggio sono andata in Posta per spedire delle cose. Entro, prendo il numerino e mi siedo ad aspettare il mio turno. Quando finalmente tocca a me, mi avvicino allo sportello con il mio tot di buste e saluto la signora. Lei risponde al saluto, mi sorride e comincia a pesare-e-affrancare. Tutto normale, almeno fino a che, di punto in bianco, lei non decide di raccontarmi la storia della sua vita. Non sto scherzando. Tra un'etichettatura e l'altra, la signora si bloccava, tenendo una busta a mezz'aria per lunghissimi minuti, e così aggiungeva al suo racconto un ulteriore capitolo. A voi sembrerà che non ci sia nulla di strano… ma il fatto è che la signora non mi aveva mai vista prima e, malgrado ciò, mi ha parlato di cose molto personali e delicate. Una grave malattia, le cure che ne sono seguite, certi problemi sul posto di lavoro precedente, una figlia scapestrata… Insomma, avete capito.
La signora raccontava, raccontava e raccontava, senza sosta. Io le davo corda nella misura imposta dalla buona educazione, sebbene fossi divisa a metà fra l'imbarazzo di essere la destinataria di tanta confidenzialità e la percezione dell'ostilità di quelli in attesa del proprio turno dopo di me (sentivo le loro frecciate sulla schiena!).
Ora, a parte il caso specifico di ieri, situazioni di questo tipo tendono a ripresentarmisi piuttosto di sovente. In pratica, sono attorniata da sconosciuti che mi raccontano la loro vita! Nel dettaglio. Con un livello di intimità a tratti sconcertante.
Volete un altro esempio? Domenica scorsa, durante la celebrazione delle Prime Comunioni dei bambini del mio paese, una signora mai vista mi ha parlato dei suoi due figli e del matrimonio che gli sta organizzando, con estrema dovizia di particolari. Soprattutto riguardo alle future nuore. O ancora. La scorsa settimana, seduta sul pullman che mi portava in città, una signora a me ignota mi ha raccontato del terribile incidente automobilistico occorso a un suo nipote, fino alle lacrime. O ancora. Qualche settimana fa, in un grande magazzino, mentre ero in coda alla cassa, un signore mi ha ragguagliato circa i suoi serissimi problemi di salute, successivi al pensionamento.
Credetemi. È un continuo!
La cosa strana è che io ho sempre mal tollerato le cosiddette "chiacchiere da ascensore". Avete presente? Quando si è costretti in uno spazio limitato (in ascensore, ma anche in una sala d'aspetto oppure in coda al cinema), la gente è geneticamente incapace di stare in silenzio e DEVE dire qualcosa. Di norma, si tratta di parole inutili riguardati la meteorologia o il caro vita. Da sempre, la mia politica è uno scoraggiante uso di monosillabi. In modo da troncare sul nascere ogni possibilità di conversazione. Quindi, ho sempre pensato di avere un naturale atteggiamento sfavorevole alle chiacchiere con sconosciuti. Figuriamoci alle confidenze più intime.
Invece, adesso mi vedo costretta a costatare questo proliferante fenomeno. E non capisco se è "colpa" degli altri oppure mia. Ovvero. Sono le persone che sempre più sentono l'urgenza di un contatto umano? Oppure sono io che per qualche ragione ho cambiato condotta?
In effetti, si dice spesso che il mondo moderno porti tutti quanti verso l'alienazione. La solitudine. Ci stiamo abituando a comunicare via e-mail, via cellulare. Ci stiamo abituando a interagire con le macchine più che con gli altri esseri umani. Ma è chiaro che la "fame" di intimità non ci abbandona mai del tutto e ci spinge a confidarci con coloro che ci sono "vicini" fisicamente. Ovvero il tizio che sta in fila con noi al supermercato, oppure la tipa che siede accanto a noi sul treno. Sfruttiamo tutte le (ormai risicate) occasioni in cui dobbiamo per forza stare in mezzo alla gente… nonostante la spesa on line, la domiciliazione bancaria delle bollette, i forum in rete e via dicendo.
Però ultimamente inizio a pensare che sia anche un po' colpa mia. Forse mi sono ammorbidita nei confronti del prossimo. Forse la curiosità di ascoltare delle nuove storie sopraffa l'insofferenza verso le confidenze di perfetti sconosciuti. Forse sta tutto nella mia faccia, che, broncio permettendo, spinge chi mi sta intorno a fidarsi. A confidarsi. A condividere.
Eh sì, penso sia proprio "colpa" della tua faccia!
RispondiEliminaDicono che la colpa della poca comunicazione con il prossimo nei luoghi pubblici sia l'uso delle cuffiette(dei lettori MP3), te le usi? Se la risposta è no, forse questa potrebbe essere un'altro punto che spiega il perchè le persone si rivolgano spesso a te!
No, niente cuffiette!
RispondiEliminaE, ripensandoci, ho pure l'aggravante di guardarmi continuamente attorno... mi piace osservare i luoghi, le persone, le situazioni... temo che comportarsi così equivalga a fornire a tutti l'autorizzazione a confidarsi con me!
Cavolo! Non ho speranza! E' proprio colpa mia!!!
Hai ben ragione, lei! La faccia è in effetti la terza cosa che si notò, guardandola a Genova, quel tal sabato di fine gennaio 2006, se non sbaglio la data e costà poi intervistandola. La faccia, il viso, sì. Certo. Come no. Mica paglia.
RispondiEliminaVerrebbe quasi da chiedere quali furono le prime due cose che notasti... così, tanto per sapere...
RispondiEliminaSe avessi potuto dirle in pubblico, l'avrei fatto, non credi? E invece non si può. Peccato non incrociarsi mai (peccato per noialtri, intendo, mica per voi)
RispondiEliminaAllora macererò nel dubbio fino al nostro prossimo incontro...
RispondiEliminaAiutino: una (une) sta sopra, altra sotto. T'è capì?
RispondiEliminaMmm... credo di avere capito, ma per sicurezza, chiederò conferma alla mia amica Nancy...
RispondiEliminaChiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto (ogni riferimento a fatti persone etc., ovviamente; e absit iniuria, ore rotundo, vademecum tango, sed alea iacta est)
RispondiEliminaQuanto mi piace quando mi parli in latino!!!
RispondiEliminaSarò stata un monaco certosino in una vita precedente?!