A Natale mi è stato regalato un libro. Avete presente quei libri patinati, che profumano di buono e che hanno una custodia rigida? Ecco, uno di quei libri lì.
Appena l'ho scartato, sono stata sopraffatta dai ricordi, dalle emozioni legate a un viaggio. Datato febbraio 1999. Sulla carta, si trattava di un semplice viaggio-studio. Invece mi ha cambiato la vita. Per almeno un milione di motivi.La meta principale era la città di Chicago, Illinois. Più una serie di tappe in altre cittadine nei dintorni. Lo scopo era quello di vedere le creazioni di alcuni celebri architetti. Adler & Sullivan, Mies van der Rohe, Philip Johnson, Skidmore Owings & Merrill. Ma soprattutto lui, il geniale e inimitabile Frank Lloyd Wright.
Se dovessi raccontarvi quei magnifici dieci giorni nel dettaglio, probabilmente non mi basterebbe un libro di duecento pagine. Eravamo una cinquantina di persone, fra studenti, assistenti e professori. Giravamo con un bellissimo pullman, abilmente governato da un signore di mezza età di nome Walter. Sono state giornate intense, senza un attimo di tregua.
Tralasciando lo shock sensoriale di trovarmi per la prima volta in una vera metropoli. Tralasciando lo sfasamento percettivo di dover sempre camminare a testa in su. Tralasciando il delirio di luci notturne. Tralasciando le malsane abitudini alimentari. Tralasciando tutto il contorno di sensazioni estreme a cui mi sentivo sottoposta in ogni istante. Ecco, tolto tutto questo, l'emozione più indelebile è legata alla possibilità di entrare nell'architettura. Ovvero rendere tridimensionali gli edifici che fino ad allora avevano lo spessore di un foglio di carta.
Frank Lloyd Wright (1867-1959) è stato uno dei progettisti più geniali della storia. Per chi non lo conoscesse, si devono a lui il Guggenheim Museum di New York e Casa Kaufmann (meglio nota come Fallingwater o Casa sulla Cascata). Solo per citare le opere più note.
Nell'area metropolitana di Chicago si trovano un numero imprecisato di sue creazioni… case private, edifici pubblici e templi. Senza contare il complesso di Taliesin a Spring Green, Wisconsin. La sede amministrativa della S.C. Johnson & Son a Racine, Wisconsin. La Chiesa greco-ortodossa dell'Annunciazione a Milwaukee, Wisconsin. E via dicendo.
Vi assicuro che un conto è studiare un architetto sui libri, osservando piante, prospetti e fotografie. E un altro conto è varcare la porta di quegli stessi edifici. Intendiamoci. Quanto detto sopra, vale per qualunque costruzione. Dalle rovine romane fino alle cattedrali gotiche. Dai templi dell'antica Grecia fino alle meraviglie di Frank O. Gehry. Ogni architettura, vista dal vero, è un'esperienza emotiva e sensoriale ben diversa da quella connessa allo sfogliare un libro.
Ma Frank Lloyd Wright occupa un posto speciale nel mio cuore. Se mi domandaste chi è il mio architetto preferito del passato, direi il suo nome. Senza pensarci un istante. Quindi, voi capirete cos'ha significato quel viaggio per la sottoscritta. Entrare nella Robie House; nello Unity Temple di Oak Park; nell'immensa residenza della famiglia Johnson, detta "Wingspread"; nella tenuta di Taliesin… mi vengono i brividi ancora oggi!
Di quel fenomenale viaggio ricordo ogni particolare. Soprattutto una serie di aneddoti, al confine tra storia e leggenda, riguardanti Frank Lloyd Wright, con i quali le nostre guide infarcivano i dettagli tecnici. Tutte cose che non si trovano certo sui libri di scuola. I suoi feroci litigi con i costruttori, la sua ostinazione incrollabile, le sue buffe fissazioni… insomma, quella dolce e affascinante follia che necessariamente accompagna il genio. Da quei racconti ne usciva un uomo determinato e caparbio, innovatore e intuitivo, inquieto e curioso, innamorato del mondo e delle sfide, spesso incompreso e maltrattato… insopportabilmente talentuoso.
Il libro che mi hanno regalato parla di questo e di molto altro. Si intitola "Frank Lloyd Wright, disegni e ricordi". L'ho letto in due giorni. Ci sono lettere, manoscritti e progetti. Ci sono i testi delle sue lezioni universitarie. C'è un cd con la sua voce. C'è il mondo secondo F.L.W.
Certo, non vi ho detto che lui è uno dei maggiori esponenti dell'architettura organica. Né vi ho parlato delle sue molte mogli. Né del suo lungo esilio giapponese. Né della Taliesin Fellowship, una sorta di setta di suoi adepti che ancora oggi abita a Taliesin e si occupa di perpetuare i suoi insegnamenti. Né dei suoi meravigliosi progetti mai realizzati, uno anche per Venezia (considerato troppo 'moderno'). Né dei suoi edifici sciaguratamente demoliti da solerti fautori del 'progresso'. Ma questi sono solo dettagli. Vi bastino le sue parole: "Le forme possono essere trasformate in una festa per gli occhi alla stessa stregua di quanto la musica costituisce una festa per le orecchie".
PS: grazie di cuore a F. per il libro e per avere condiviso con me quel mitico viaggio… viene quasi voglia di tornarci, vero?
E se ci torni...lascia un po' di posto in valigia...per me!
RispondiEliminaSembrerà strano, ma anke io amo Chicago e l'architettura di Lloyd Wright su cui ho basato la mia tesina dell'esame di maturità(sono geometra). Non ce lo avevano nemmeno spiegato in classe ma grazie a collegamenti giusti sono riuscita a convincere il mio prof di progettazione ad iinserirlo!
Per mia sfortuna ankora nn ho potuto visitare la "città del vento"...ma non demordo!
La WINDY CITY è meravigliosa. Di giorno (con la luce che rimbalza sulle facciate dei grattacieli) e di notte (con le luci dentro gli uffici dei palazzi che vengono lasciate accese secondo un disegno preciso). Passeggiare lungo Michigan Avenue è un incanto per i sensi! La terrazza panoramica della Sears Tower... il John Hancock Center... le torri di Marina City... la statua di Picasso... e poi, ovviamente, OAK PARK, con le case di Frank Lloyd Wright e il Tempio Unitario!
RispondiEliminaCara Francesca, se ti capita l'occasione, vai a visitare Chicago! Soprattutto se, come me, ami FLW... non te ne pentirai!
Un abbraccio
Ma te ne rendi conto che dopo la tua descrizione ho ancora più voglia di partire?! Ho avuto una occasione tre anni fa ma andava in contrasto cn la scuola...meglio se torno a studiare!
RispondiEliminaSono felice di promuovere il turismo verso Chicago! E' una meta un po' "secondaria" rispetto a New York, Los Angeles o Miami, e secondo me non se lo merita! La città offre davvero tanto... ci sono i romantici ponti sul fiume, il lago Michigan che sembra l'oceano da tanto è grande (e che d'inverno si ghiaccia!), i grattacieli e le ville, lo shopping e il locali di blues, la metropolitana che corre esterna a dieci metri sopra le strade e poi...
RispondiEliminaOk, non infierisco!
Baci
Mi credi, vero, se ti dico che mi sono emozionata a leggere la tua descrizione di quel viaggio!!
RispondiEliminaCi tornerei subito? Sì!
Mi manca l'emozione di quella città? Sì, sì!!
Mi ha cambiato la vita? Sì, sì, sì!! Infinitamente!! Non sarei quello che sono senza quel viaggio!!
Sigh..ripartiamo!!
nancy
Certo che ti credo!!!
RispondiEliminaRIPARTIAMO!!!!!!
Per scrivere il post, sono andata a riguardare le foto di quei giorni e... mi sono commossa!!!
Chissà perchè Chicago ci ha colpite tanto!?! Comunque sia, sono felice che l'abbiamo condiviso...
Bacio
Includere anche me nel viaggio no, vero? Che ho parenti e amici costà (veramente più a Vancouver, B.C., e Los Angeles, Cal.) e son inglese di linguamadre? No, eh? E fornire un contatto con Nancy, la fashion addict mia prediletta del 2007? Ah, saperlo saperlo
RispondiEliminaMio caro... se prometti di fornire alloggio gratuito nella Citta del Vento, allora sei dei nostri!!!
RispondiEliminaIn quanto al contatto con Nancy... la vedo più complessa, ma sarà di certo felice di essere la tua prediletta! Le faremo sapere...
Non mi conosci, e non so fartene una colpa, ma le méte che manchino di complessità sfuggono ai miei interessi. Traducendo, sono interessato parecchio a Nancy/Francesca e intanto il video al plasma, qui nell'internet café del paesino, manda a pàlla una nojosa, eppure congrua Born to run del compianto Boss, vero.
RispondiEliminaSei parecchio interessato a Nancy???
RispondiEliminaChe faccio? Comincio ad essere gelosa adesso o aspetto il giorno in cui mi chiederai il suo numero di cellulare??
Pensavo, quanto dire speravo, mi ritenessi un gentleman; e in quanto tale t'invito in via per ora informale alle cene e feste dove s'alloca la-gente-che-piace-alla-gente-che-piace (Giulia ovviamente inclusa). Sembro il tipo da chiedere volgarissimi nr. di cell. all'amica dell'amica? Non sia mai.
RispondiEliminaA lei direttamente, piuttosto, però mangiando aragoste da Fortunato al Pantheon o, meglio, da Heinz Beck, giù al Cavalieri, no?
Just checking!
RispondiEliminaSai come si dice... facevo un controllo veloce alla tua gentleman-itudine...
Tutto a posto!
A questo punto mi sento vagamente chiamata in causa!!
RispondiElimina;-P
Lusingatissima per i tuoi complimenti, mio caro gh7, ma mi sento di dire che, a meno che tu non abbia parenti o amici che di cognome fanno Clooney, ho paura che non potremo includerti nel nostro viaggio!!
:-(
E poi si sa, queste scorribande sono solo per ragazze!!
:-)
nancy
Che Giorgia ambisse con più di qualche titolo al rango di Divina non avevo dubbi da che mi capitò in sorte d'incontrarla, in un festival scamùffo di libri e altro, in un paese meridionale, or è circa un anno (giornata felice per le Pollini che tirai su in saldo a tipo 70 euri, un ròb inscì). Che qualcuno, e nel caso di specie la sua migliore amica, potesse contenderle il titolo, mi pare una roba da American dream - al cui riguardo, ritengo imperdibile il Dreamgirls di Bill Condon, con un impeccabile Jamie Foxx e la scintillantissima Beyoncè Knowles.
RispondiEliminaCara Nancy, qua ci dobbiamo contendere il ruolo di "Divina"... urge summit al vertice! Siamo sempre d'accordo per domani? Tour de force di shopping???
RispondiEliminaAdoro il sarcasmo delle ragazze che possono permetterselo. Qui ce n'è una, in piena forma, come di consueto
RispondiElimina...siamo qui per servirla, mio caro.
RispondiElimina