Io non sono una grande mangiatrice di pane. Non lo sono mai stata. Se sono a casa da sola, mi dimentico di comprarlo. E non ci soffro. Lo mangio volentieri con i salumi o con il formaggio. Mi piace fare le bruschette ogni tanto. Ma niente di più.
In questi ultime settimane però, il pane si è trasformato da un semplice alimento ad una questione di principio.Ma prima occorre fare una premessa.
Come è ormai noto, io vivo nella campagna milanese. In un piccolo paesello strappato alle risaie nei primi anni '70. Quando ci sono arrivata, nel 1976, c'erano un totale di otto case, forse dieci. Non c'era nient'altro. Per chilometri. Solo campi e qualche cascina.
All'epoca, tutte le mattine bisognava andare nel paese accanto a fare la spesa. A comprare pane e latte freschi. Era una scocciatura, soprattutto in inverno. Ma come per ogni altra cosa, ci si era abituati.
Voi quindi capirete l'entusiasmo del mio paesello (nel frattempo un po' cresciuto) all'apertura, a metà degli anni '80, di un piccolo supermercato. Era un A&O. Collocato a venti metri da casa mia. Non ci sembrava vero! Finalmente avevamo tutto a portata di mano! Bè, quasi tutto. Rimaneva il problema del pane fresco. All'A&O vendevano solo quello confezionato. Però c'era tutto il resto…
Inoltre, nel giro di qualche tempo, un panettiere del paese accanto (chiamiamolo Panettiere G), in uno slancio espansionistico, aveva offerto ai suoi clienti la possibilità di ricevere il pane a domicilio! Tutti avevamo aderito con gioia!
Ecco, finalmente il problema della spesa era risolto! Il paesello era soddisfatto. Potevamo comprare qualunque cosa, senza fare troppi spostamenti. E, come per tutto il resto, ci siamo rapidamente abituati.
Circa una quindicina di anni fa, il supermercato qui di fronte (nel frattempo, attraverso svariate mutazioni, divenuto CompraBene) ha stipulato un accordo con un altro panettiere del paese accanto (chiamiamolo Panettiere C), per la fornitura del pane fresco. Così, appresa la novità, abbiamo tutti disdetto la consegna a domicilio (dal Panettiere G) per rifornirci più comodamente (e più a buon mercato… non essendoci più la spesa della consegna).
E, ancora una volta, ci siamo abituati.
Nel corso degli anni, il mio paesello è diventato un paese con tanto di Grande Magazzino di abbigliamento, negozio di scarpe, profumeria, oratorio, chiesa parrocchiale, campo da calcio, farmacia, bancomat e ristorante (elencati in ordine di costruzione, se la memoria non m'inganna). E le cose hanno funzionato a meraviglia fino a quest'estate.
Infatti, il supermercato qui di fronte ha cambiato gestione. Nella sostanza è rimasto lo stesso. Il personale è sempre più o meno quello. Il nome anche. La qualità pure. C'è solo il problema del pane. Problema generato dal fatto che il Panettiere C (ovvero il fornitore abituale) è andato in pensione e ha chiuso i battenti. Quindi, i nuovi gestori sono stati costretti a fornirsi di pane fresco altrove. Da un non meglio identificato Panettiere X.
Voi direte: dove sarebbe il problema?
Ebbene, il problema è che il suddetto Panettiere X non sa fare il pane. Forse era un idraulico, fino all'altro giorno. O forse un pescatore di anguille. Non saprei. Quello che so è che non sa fare il pane.
È vero che ci si abitua a tutto. E io onestamente ci ho pure provato. Ad abituarmi. Ma questo pane X è immangiabile (e pure inguardabile, ad essere precisi)… gommoso, insapore, insulso, bruttarello. Così, da un paio di giorni ho deciso di ribellarmi. Al diavolo! Ho preso la bicicletta e sono andata nel paese accanto. A comprare il pane dal Panettiere G (ricordate???). Che sembra l'unico rimasto a saper sfornare una michetta come Iddio comanda! Non solo. Mi fa anche due graziose orecchie al sacchetto prima di consegnarmelo! Un amore!
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