domenica 25 giugno 2006

LETTURE MULTIPLE

Una volta, da qualche parte, ho sentito qualcuno dire che per scrivere bene, bisogna aver letto molto. Il che ha un senso, a pensarci.
Forse è anche per questo motivo che leggo moltissimo. Per capire. Per migliorare. Per cannibalizzare le parole altrui.
Il problema è che ho un umore molto altalenante. Quindi non riesco a leggere lo stesso libro, tutti i giorni, finché non è finito. Perché se oggi ho voglia di spensieratezza, domani probabilmente mi ispireranno lacrime e sangue. O magari qualche profonda riflessione. O semplicemente brutti ceffi e pistole fumanti. Chi lo sa! Spesso mi capita di cambiare umore (e dunque libro) anche tre volte nella stessa giornata…
Di recente poi, come accennavo nel precedente post, non ho molto tempo a disposizione. Quindi anche le mie letture ne soffrono…
Stasera però mi sentivo in vena. Così, ho aperto i libri già cominciati… uno ad uno… per capire dove ero arrivata con le varie storie. E sono rimasta colpita da quanto fossero diversi. Possibile che il mio umore possa variare così tanto? Evidentemente sì.
Eccovi di seguito, ciò che mi sono ritrovata sotto le dita.

"Aprii gli occhi e mi ritrovai a guardare negli occhi una faccia androgina, accigliata, a pochi centimetri dalla mia. La faccia mi annusò.
Umano, diceva la faccia. E, a quanto pareva, vivo.
Mi alzai a sedere e attesi con calma che il mondo cominciasse a girarmi intorno. Ma il mondo sembrava stabile, almeno per il momento. Forse era un'esagerazione, ma mi sentivo molto meglio di quanto meritassi. Quella faccia grugnì, si allontanò da me e accese una sigaretta bianca senza filtro.
Posso averne una? chiesi.
Il est possibile que.
Mi sfregai la bocca. A quanto pareva, quella faccia mi stava parlando in francese."

"Non è mai troppo tardi per rinunciare ai nostri pregiudizi. Non possiamo accettare nessuna maniera di pensare o di agire – per quanto antica essa sia – senza averla precedentemente sperimentata. Ciò che tutti, oggi, accettano per vero apertamente o senza discutere, può apparire falso domani; puro vapore d'opinioni, che qualcuno aveva creduto fosse una nube che avrebbe portato pioggia benefica sui suoi campi.
Ciò che i vecchi vi dicono che non potete fare, fatelo: così scoprirete che invece ne siete capaci. Azioni vecchie per i vecchi e azioni nuove per gente nuova. Probabilmente gli antichi non sapevano come procurarsi il combustibile per alimentare il fuoco; i moderni mettono un po' di legna secca sotto una caldaia e si fanno trasportare attorno al globo alla velocità degli uccelli – in una maniera tale che, come si dice, ucciderebbe gli antichi."

"Cominciai a immedesimarmi nell'assassino. Pensavo: Sono pazzo. Sì, ma dobbiamo tutti sforzarci di sembrare normali. Era questo che ne faceva un professionista, per me, quel guscio di psicopatico che fungeva da raziocinio. Avevo già deciso, o almeno ne ero convinto, che doveva essere stato aiutato. D'accordo, con o senza aiuto, ho ucciso un uomo, l'ho dissanguato, cucinato e chiuso in cinque sacchetti per la spesa sigillati con le graffette. Le graffette costituivano un particolare sconcertante, bisognava avere con sé una graffettatrice, aver programmato ogni dettaglio minuziosamente. Anche l'arma, ovviamente."

"Nei primi decenni del secolo passato, 1900-1940, quando gli abitanti di Marsure erano oltre 3000 e quando i cortili delle nostre case a schiera, nei borghi cinti dalle cortine in sasso, erano chiassosi per i tanti bambini delle povere famiglie, che dividevano in uno spazio minimo abitazioni e stalle, numerose erano le leggende che gli anziani raccontavano ai nipotini per educarli e per tenerli calmi nel loro continuo agitarsi di bambini pieni di vita.
La storia che sicuramente più di tutte colpiva l'immaginario, era in modo particolare quella del gigante, detto 'Sansone', di Santa Caterina."

"Socialmente, e non soltanto economicamente, il capitano Osborn e i suoi compari della panca degli oziosi erano esclusivamente consumatori. Mangiavano cibo, indossavano vestiario e fumavano sigari, ma non producevano nulla. Sedevano immobili sulla loro antica panca, come una sfilza di ostriche incrostate, e ingerivano con gli occhi tutto quello che succedeva, senza mai prendervi parte. La vita di Cambridge gli passava davanti e attraverso, come l'acqua del mare in mezzo alle branchie d'un'ostrica: loro ne estraevano, mentre passava, quel tanto di nutrimento di cui avevano bisogno, digerivano la gente e gli avvenimenti con uno sbuffo o un commento, ma non si muovevano mai dal loro posto. Erano un coro di antiche ostriche, spettatori imperturbabili dei pesci che nuotavano sotto la loro vista. Le loro voci infrequenti erano lente, nasali, stridule e senili."

3 commenti:

  1. ma guarda un pò! e io che pensavo di essere l'unico a riempire la casa di libri letti a pezzi... fa piacere avere sempre qualcosa in comune con gli altri :-) !!!

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  2. Umh... umh... troppo caldo per dirti come la penso.
    Pero' ti invito.
    Sabato 1 luglio dalle 18 in avanti, a Cremona, si suona e si beve.
    Zurika lo sa gia'.
    Se vieni ti offro il calumet della pace.
    O un vodka tonic, vedi tu.

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  3. Carlo: a tutt'oggi, onestamente, non ho ancora trovato un modo migliore di leggere i libri.
    Averne solo uno sotto mano, richiede che si tratti di un libro davvero speciale, dal quale non vorresti staccarti nemmeno per mangiare. E non capita spesso.

    gasta: mi consulterò con zurika sul da farsi. Ma nel qual caso, gradirei un vodka tonic, please.
    E se trovi un angolo di frescura, dimmi cosa pensi...

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